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Monopattini abbandonati come trappole, indegno di una città civile

Eccoci a commentare l’ennesimo caso di persona con disabilità che inciampa su un mezzo in sharing posteggiato come capita. E la Giunta? Tante parole e ancora nulla di fatto. Presenterò in Consiglio Comunale una nuova interpellanza per chiedere controlli, regole certe, sanzioni inesorabili.

Monopattini e biciclette in sharing sono una realtà cittadina da mesi e mesi, eppure siamo ancora qui a chiederci che cosa stia facendo la Giunta per limitare, controllare e prevenire il loro uso non congruo. Perché se è vero che la principale responsabilità è ascritta al senso civico degli utenti è altrettanto vero che il compito della gestione e della supervisione spetta alle Istituzioni.

Dalla mia precedente interpellanza in Sala Rossa, nulla di fatto o quasi. Avevamo chiesto interlocuzioni con le Associazioni e il posizionamento di stalli: a che punto siamo?

A fare le spese del “posteggio selvaggio” di questi mezzi di mobilità dolce sono, ancora una volta, le persone con disabilità motoria o sensoriale, che si trovano a fare i conti con una nuova e insidiosa tipologia di barriera architettonica.

Presenterò immediatamente una nuova interpellanza in Consiglio Comunale per chiedere alla Giunta tempi, dati, numeri e strategia per arginare un fenomeno che non è più accettabile in una città come Torino. La situazione è, se possibile, peggiorata durante le settimane di lockdown.

L’ultimo incidente occorso al 63enne Giovanni Spataro, nostro concittadino non vedente, è l’ennesima prova che le cose devono cambiare. In fretta. Urgono regole semplici, chiare e applicabili, con sanzioni inesorabili per chi trasgredisce. La Giunta faccia la sua parte prima di dover commentare un nuovo e più grave incidente.

Manutenzione di strada Santa Brigida, la Città Metropolitana si faccia sentire

Illuminazione scarsa, guard rail mancanti e condizioni pessime per la Strada Provinciale 126 – che si snoda nella zona collinare tra Torino e Moncalieri (Revigliasco) – soprattutto in corrispondenza delle fermate dei mezzi pubblici: ho chiesto poco fa alla Sindaca e al Consigliere Delegato Bianco, con un’interpellanza, di iniziare un’interlocuzione con il Comune di Moncalieri affinché anche chi abita in quella porzione di territorio si veda riconosciuto il diritto di avere strade sicure e in condizioni accettabili di manutenzione.

Appena discussa in Consiglio della Città Metropolitana la mia interpellanza sulla pericolosità e sul carente stato di manutenzione della strada Provinciale 126 (strada Santa Brigida), tra Torino e Moncalieri (Revigliasco). Se l’Ente Metropolitano è intervenuto la scorsa estate per rifare il manto d’asfalto, ancora molti e urgenti sono gli interventi che si rendono necessari: da anni i residenti lamentano la pericolosità di ampi tratti della strada, presso la quale mancano o sono in condizioni pessime guard rail, marciapiedi e altri manufatti a protezione dei pedoni nei pressi di buona parte delle fermate del servizio di trasporto pubblico, a partire dalla fermata 846 (Cadibona) della linea 70 GTT. Poiché – ha riferito il Consigliere Delegato Bianco – illuminazione e manutenzione delle fermate non rientrano tra le dirette competenze della Città Metropolitana, ho chiesto che per lo meno quest’ultima si faccia portavoce presso il Comune di Moncalieri affinché si possa giungere al più presto a una soluzione. Resto fermamente convinto, infatti, che anche chi abita in zone meno densamente popolate (e dunque meno appetibili dal punto di vista del ritorno elettorale) di altre altre abbia diritto alla sicurezza stradale.

Ospedale Martini, quale futuro per il Pronto Soccorso? La Giunta metta a tacere le voci di chiusura

Protocollata a Palazzo Lascaris la mia interrogazione in merito alle prospettive post-Covid del presidio di via Marsigli/via Tofane a Torino: mi auguro che l’ipotesi di una chiusura non sia neanche presa in considerazione e auspico che i lavori di ristrutturazione siano presto terminati. Questo polo, punto di riferimento per un’ampia fetta di territorio torinese e dei Comuni limitrofi, deve essere rilanciato.

La Regione Piemonte punti sul Pronto Soccorso dell’Ospedale Martini, così come sull’intera struttura ospedaliera del quartiere Pozzo Strada a Torino: a fine emergenza pandemica, mi auguro che non solo riprenda la piena attività, ma che si possa rilanciare questo polo, al quale quasi 70mila torinesi si rivolgono ogni anno (il dato si riferisce al DEA). Dallo scorso 31 ottobre l’Ospedale è stato convertito in Covid-Hospital, con relativa interruzione, anche, dell’attività di Pronto Soccorso. Voci relative a un’ipotesi di chiusura erano state riferite da fonti giornalistiche già nel 2015 e oggi sono tornate a circolare: era stato l’allora Assessore alla Sanità Saitta a tranquillizzare operatori e personale medico assicurando che “Nessuno vuole chiudere il Martini”. Mi auguro che l’attuale Giunta sia altrettanto decisa nell’assicurare che non soltanto il Martini non chiuderà, ma che si punterà fortemente su questo presidio. Chiederò, inoltre, quali siano i progetti futuri della Giunta e quando saranno conclusi i lavori di ristrutturazione attualmente in corso.

Solidarietà alle estetiste domani in piazza

Riaprire è possibile, opportuno e sicuro.

Con un Piemonte che torna a sperare di essere presto “Zona Arancione”, la ripresa dell’attività delle estetiste – nello scrupoloso rispetto di tutte le misure – sarebbe una scelta opportuna dal punto di vista economico e sicura dal punto di vista sanitario. Basterebbe conoscere come funziona la gestione di un centro estetico per avere contezza dei livelli di sicurezza e di igiene garantiti (sempre, non solo in fase di emergenza). Il prolungamento della chiusura favorirebbe ulteriormente chi lavora abusivamente e in nero. Domani (venerdì 27 novembre alle ore 11.00 in piazza Castello a Torino, di fronte alla Regione Piemonte) le rappresentanti di un intero settore chiederanno di poter lavorare, identificando proprio nel lavoro il modo con il quale l’intero comparto intende guadagnarsi da vivere. Le Istituzioni diano risposte.  

Reparto Volo VVF Piemonte, quando vedremo la nuova sede?

Lo chiedo alla Giunta Regionale con un’interpellanza a Palazzo Lascaris: l’Aeroporto di Collegno sarebbe una collocazione ideale.

Questa Giunta approva il progetto per la realizzazione del nuovo Reparto Volo dei Vigili del Fuoco del Piemonte presso l’Aeroporto Aeritalia Torino? Il confronto con la Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco al fine di conoscere lo stato di avanzamento del progetto è ancora in corso? Lo chiederò prossimamente alla Giunta Regionale con un’interpellanza. La proposta di collocare il Reparto Volo dei Vigili del Fuoco di Torino sul sedime aeroportuale Aeritalia è ultradecennale. L’Aeroporto di Torino-Aeritalia (ICAO: LIMA) si trova sul territorio del Comune di Collegno con ingresso in strada della Berlia 500 a Torino: le Amministrazioni Pubbliche (Comune di Torino, Comune di Collegno e Regione Piemonte) hanno da sempre dimostrato grande interesse relativamente all’ipotesi di realizzarvi la nuova sede, ipotesi che è anche tecnicamente percorribile. La Società Torino Nuova Economia (TNE) ha recentemente ribadito, a proposito, la sua totale apertura. Il Ministero dell’Interno, che ritiene indispensabile dotare il Reparto Volo di Torino di una sede più ampia, ha precisato che i necessari fondi potranno essere stanziati. Ulteriori sviluppi futuri saranno inoltre possibili, per esempio con convenzioni AIB. Dopo oltre dieci anni, auspico che questo progetto possa diventare realtà.