Discuterò domani mattina a Palazzo Lascaris un’interpellanza per chiedere un servizio di trasporto pubblico più efficiente da e per la sede di via Bertani 41.
C’è l’intenzione di potenziare il servizio pubblico di trasporto locale da e verso gli uffici della Motorizzazione Civile di Torino? Lo chiederò domani mattina alla Giunta con un’interpellanza: attualmente, il servizio di collegamento tra la sede di via Bertani 41 e il resto della città è per molti versi inadeguato rispetto alle esigenze. Chiederò in particolar modo quale sia lo stato dell’arte progettuale degli interventi idonei a garantire un servizio più efficiente e se sussistano eventualmente ulteriori criticità che possano ostacolare la realizzazione degli interventi ritenuti necessari. I tempi di percorrenza dalla fermata più vicina alla sede della Motorizzazione oscillano dai 6 minuti a piedi per quanto riguarda la fermata Bertani ai 20 minuti a piedi per quanto riguarda la fermata Settembrini; le fermate Motorizzazione, Orbassano, Strada del Portone e Anselmetti sono collocate a distanze intermedie. L’attuale assenza del servizio pubblico di trasporto dedicato, alla luce degli elevati flussi, rappresenta una criticità rilevante sia in termini di traffico sia in termini di inquinamento ambientale. Chiediamo risposte.
Si discuterà domani il mio Question Time in Consiglio Regionale del Piemonte per chiedere che questo servizio della Città della Salute di Torino – fondamentale per il diritto alle cure delle persone con gravi disabilità intellettive, con autismo o con particolari patologie – sia potenziato. In gioco c’è il diritto alla salute di decine di migliaia di piemontesi. Si registra invece un netto miglioramento per quanto riguarda i tempi necessari per le visite di controllo periodiche.
Qualcuno attende fino a 18 mesi per un intervento in narcosi: queste le tempistiche che, sulla base delle segnalazioni pervenuteci, risulterebbero necessarie presso la Dental School Lingotto (via Nizza 230, Torino). Ho presentato un Question Time per chiedere un intervento della Giunta per il potenziamento delle prestazioni di cure dentarie presso questo servizio della Città della Salute di Torino. Il mio atto, che intende difendere il diritto alla salute di persone con gravi disabilità, autismo o patologie diverse, si discuterà nel primo pomeriggio di domani in Consiglio Regionale del Piemonte.
Se le criticità segnalate relativamente ai ritardi accumulati per le visite di controllo periodiche ai pazienti con disabilità intellettiva grave a seguito delle limitazioni indotte dalla pandemia appaiono in netto miglioramento (a questo tema avevo dedicato lo scorso autunno una prima interrogazione a risposta immediata), attualmente le criticità più urgenti si segnalano relativamente all’elemento delle cure che eventualmente si rendano necessarie a seguito delle prime visite di controllo effettuate: in particolar modo, nei casi che necessitano di anestesia generale, per pazienti con disabilità non collaboranti. La lunga attesa prima di intervenire in narcosi su esigenze conclamate rende altamente probabile lo sviluppo di complicanze, anche molto serie, in persone con disabilità intellettiva grave.
Le persone non collaboranti con disabilità intellettiva o autismo non possono contare su altri luoghi di cura. L’intervento da parte di una struttura attrezzata, quale la Dental School, con il suo personale specializzato è indispensabile per garantire il loro diritto alla salute. La Dental School eroga circa 110mila prestazioni l’anno. Le strutture – pubbliche e private, regionali e non solo – inviano alla Dental School pazienti che diversamente non potrebbero ricevere cure ortodontiche adeguate: malati oncologici, persone cardiopatiche, pazienti affetti da malattie rare a interesse odontostomatologico, quali la epidermolisi bollosa o malattia dei bambini-farfalla, di cui la Dental School è un centro pilota a livello nazionale. Le persone con disabilità intellettiva grave non sono in genere in grado di riferire eventuali problemi o dolori, non sono collaboranti né per l’igiene dentale quotidiana né per le normali visite. Anche semplici interventi di otturazione diventano un problema difficilmente gestibile se non in narcosi totale.
Non c’è sostenibilità ecologica senza sostenibilità economica, al Governo chiediamo un piano straordinario di incentivi.
Porta socchiusa: la possibilità di continuare a produrre motori endotermici anche dopo il 2035 – purché alimentati con carburanti sintetici e forse, se saranno riconosciuti neutri al 100% in termini di emissioni di carbonio, anche con biocarburanti – rappresenta uno spiraglio che rimane aperto nel contesto dello stop ai motori benzina e diesel appena ratificato dal Consiglio dei Ministri dei Paesi UE. Non sappiamo quale aliquota del mercato conserveranno i motori a scoppio: non cambia in ogni caso la sfida della politica e resta per noi inconcepibile una sostenibilità ecologica senza sostenibilità economica. I dodici anni che ci separano dal 2035 sono un tempo brevissimo e resta fondamentale che il Governo introduca tutte le forme possibili e utili di incentivi a supporto delle famiglie e delle imprese nel cambio di paradigma in arrivo. Rispetto ad altri territori, Torino e il Piemonte basano una porzione ben più consistente della propria economia sull’industria automobilistica endotermica. Farà la differenza la capacità della politica di attuare misure efficaci e tempestive nella ricollocazione di chi perderà il posto di lavoro e di sostegno alle imprese e alle famiglie.
Le risorse finanziarie ci sono: 20 milioni di euro ancora da utilizzare di fondi a suo tempo allocati per il postolimpico 2006.
Ha senso far pagare tutti gli italiani, piemontesi compresi, per qualcosa che esiste già? Domanda meramente retorica: anche solo per una questione economica, il rientro del Piemonte nella partita olimpica 2026 converrebbe a tutti, a maggior ragione alla luce della cifra già a suo tempo stanziata e non ancora utilizzata, 20 milioni di euro per il postolimpico 2006 che – come confermato poco fa in Commissione dalla Giunta – possono essere impiegati per la valorizzazione e per nuovi utilizzi delle strutture di Torino 2006. L’inserimento dell’Oval torinese tra i siti dei Giochi Milano-Cortina sarebbe non solo un’occasione importante per il nostro territorio, ma un pur parziale rimedio al “Niet” ai suoi tempi pronunciato dall’Amministrazione Appendino. Ci aspettiamo l’impegno concorde di tutte le forze politiche regionali affinché la possibilità si concretizzi, nel comune interesse del territorio. Il nostro territorio ha già in più occasioni dimostrato di avere la forza organizzativa necessaria e la qualità di una struttura come l’Oval (ma altre ancora ci sarebbero, di pari livello, in Piemonte) garantirebbe, insieme al valore della nostra regione, un valore aggiunto all’evento olimpico nel suo complesso, insieme a un oggettivo risparmio in termini di costi e di impatto ambientale.
L’intesa è stata sancita ieri in Conferenza Stato Regioni. Un mio Ordine del Giorno approvato in Consiglio Regionale lo scorso gennaio aveva impegnato la Giunta a sollecitare presso il Governo l’emanazione dei decreti attuativi della Legge sulle “Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale”. Per il biennio 2023-2024 sono stati stanziati, per le Regioni, 10 milioni di euro.
Buona notizia per i 6 milioni di italiane e italiani che soffrono di cefalea: sono state ufficialmente adottate le linee di indirizzo per la realizzazione dei progetti regionali finalizzati alla sperimentazione di metodi innovativi di presa in carico delle persone affette da cefalea primaria cronica. L’intesa è stata sancita ieri in Conferenza Stato Regioni. Anche il Piemonte ha, così, tempo fino al 31 dicembre per la presentazione del proprio progetto. La Giunta Regionale era stata impegnata dal mio Ordine del Giorno, approvato all’unanimità a Palazzo Lascaris lo scorso gennaio, a sollecitare l’emanazione dei Decreti attuativi relativi alla Legge 81 del 14 luglio 2020. Alle Regioni vanno 5 milioni di euro per l’anno in corso e altrettanti per il 2024. Quasi un italiano su due, tra quelli che soffrono di questa patologia, attende oltre 5 anni prima di ricevere un trattamento efficace: conseguenza immediata è un significativo peggioramento della qualità della vita di queste persone, con inevitabili ripercussioni sociali, lavorative e familiari. Da parte nostra, l’impegno non mancherà affinché la nostra Regione produca una progettualità efficace e siano garantiti risultati quali l’inserimento della Cefalea Cronica nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), la garanzia di accesso tempestivo ai Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) e in generale tutte quelle misure in grado di far sentire meno sola la persona che soffre di cefalea o di emicrania cronica.