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Via Nizza: negozi in affanno

Un’altra mazzata per il commercio nel tratto di via Nizza tra il Lingotto e via Sommariva e fino a piazza Bengasi, già messo a dura prova dai cantieri in grave ritardo e che procedono a singhiozzo: la bretella che sarà costruita per permettere l’accesso al grattacielo della Regione taglierà definitivamente fuori i negozi, isolandoli completamente dal resto del quartiere. Se nel 2013 erano stati erogati gli sgravi previsti in caso di cantieri di lunga durata, per il 2014 non si è fatto nulla, per la parte fino a piazza Bengasi, mentre per il tratto fino a via Sommariva gli sgravi sono a posteriori, cioè rimborsi su imposte già pagate. E molti negozi chiuderanno…

I commercianti di via Nizza, nel tratto tra il Lingotto e via Sommariva e da qui a piazza Bengasi, non mangeranno il panettone. A differenza della Giunta e dei funzionari del Comune che si godranno tranquillamente il periodo festivo, nonostante abbiano trascurato una situazione che ben conoscevano e che rischia di mettere sul lastrico decine di esercenti e le loro famiglie. Proprio in quel tratto, provato da un interminabile cantiere per la stazione della metropolitana Italia ’61 che da mesi procede a singhiozzo, potrebbe essere costruita la prevista bretella temporanea per permettere l’accesso al grattacielo della Regione, i cui lavori saranno conclusi prima che la stessa via Nizza sia riaperta al traffico. Il tratto tra il Lingotto e via Sommariva, dove esistono e sopravvivono a fatica da due anni poco più di una decina di negozi, sarà dunque tagliato fuori dal resto del quartiere dalla costruzione della bretella: la porzione di via Nizza, attualmente chiusa al traffico, ma finora ancora accessibile ai pedoni, diverrà di fatto irraggiungibile a chiunque. I negozi, già in difficoltà, rischiano seriamente di dovere chiudere, mentre molti abitanti del quartiere, che in quel tratto di strada di fatto pedonale e nei suoi negozi avevano trovato un punto di riferimento, verranno privati di servizi per loro indubbiamente di grande rilievo.

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Andare a scuola a Torino costa di più

Da quest’anno, tra l’altro solo a settembre, il Comune di Torino ha introdotto la tariffa fissa per le mense scolastiche, oltre a un costo a pasto, per i bambini delle scuole primarie. Un salasso per le famiglie: oltre a 5,95 euro per ogni pasto effettivamente consumato, ecco spuntare l’iscrizione di 298 euro all’anno. Un costo che non è paragonabile alle altre grandi città italiane e neppure ai comuni della cintura: non solo la quota annuale non esiste da nessuna parte (eccetto Genova e Firenze, dove comunque è irrisoria), ma il totale della spesa per le famiglie è ovunque sensibilmente inferiore.

Ancora un salasso per le famiglie torinesi: con le nuove tariffe per le mense scolastiche, approvate a fine settembre, è arrivata anche la suddivisione dei costi tra una parte variabile e una quota annuale. Quest’ultima è di ben 298 euro all’anno per il primo figlio e i figli unici, con riduzioni, per la verità irrisorie, per eventuali altri figli. La parte variabile è di 5,95 euro a pasto effettivamente consumato. La tariffa mista sostituisce quella forfettaria in vigore fino allo scorso anno, lasciando il totale sostanzialmente immutato.

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Caro PD, Torino non è “cosa tua”

Imbarazzante ridisegno delle Circoscrizioni fatta unicamente dal Partito Democratico: neanche gli altri partiti di maggioranza sono d’accordo. E noi non siamo d’accordo ad una gestione dispotica della Città: tutte le forze politiche, e i cittadini che esse rappresentano, debbono essere rispettate, ma per il PD non contano nulla.
Irriverente, dispotico e spocchioso il progetto di riorganizzazione delle competenze e di modifica dei confini delle Circoscrizioni proposto dal combinato disposto tra l’Assessore Gianguido Passoni e il Partito Democratico di Torino.

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Rumori, abusivismo e inciviltà sotto la Tettoia Strippaggio al Parco Dora

L’Assessore sui furti di corrente non la dice tutta. Secondo la Giunta, come al solito, va tutto bene, ma per i cittadini ogni fine settimana è un dramma: sonno impossibile per il rumore e rifiuti disseminati ovunque. Le manifestazioni autorizzate vengono controllate, di giorno e (poco) di sera, quelle non autorizzate non si sa: l’Assessore dice che i furti di corrente non risultano e sono impossibili perché le chiavi sono gestite solo dai funzionari, ma i pozzetti non hanno alcun tipo di chiusura, basta entrare nella recinzione e servirsi, a spese di tutti.

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Pali della luce, chi controlla?

L’appalto è fermo da due mesi. Perché IREN non ha ancora concluso la pratica? Da settembre i controlli, affidati a una ditta privata, sull’integrità strutturale dei pali della luce sono fermi per intoppi burocratici: dopo il crollo dello scorso anno in via Alasonatti, c’è poco da stare tranquilli. IREN proceda con l’attivazione del contratto o bandisca nuovamente la gara per la sicurezza dei cittadini.

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