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Manutenzione di strada Santa Brigida, la Città Metropolitana si faccia sentire

Illuminazione scarsa, guard rail mancanti e condizioni pessime per la Strada Provinciale 126 – che si snoda nella zona collinare tra Torino e Moncalieri (Revigliasco) – soprattutto in corrispondenza delle fermate dei mezzi pubblici: ho chiesto poco fa alla Sindaca e al Consigliere Delegato Bianco, con un’interpellanza, di iniziare un’interlocuzione con il Comune di Moncalieri affinché anche chi abita in quella porzione di territorio si veda riconosciuto il diritto di avere strade sicure e in condizioni accettabili di manutenzione.

Appena discussa in Consiglio della Città Metropolitana la mia interpellanza sulla pericolosità e sul carente stato di manutenzione della strada Provinciale 126 (strada Santa Brigida), tra Torino e Moncalieri (Revigliasco). Se l’Ente Metropolitano è intervenuto la scorsa estate per rifare il manto d’asfalto, ancora molti e urgenti sono gli interventi che si rendono necessari: da anni i residenti lamentano la pericolosità di ampi tratti della strada, presso la quale mancano o sono in condizioni pessime guard rail, marciapiedi e altri manufatti a protezione dei pedoni nei pressi di buona parte delle fermate del servizio di trasporto pubblico, a partire dalla fermata 846 (Cadibona) della linea 70 GTT. Poiché – ha riferito il Consigliere Delegato Bianco – illuminazione e manutenzione delle fermate non rientrano tra le dirette competenze della Città Metropolitana, ho chiesto che per lo meno quest’ultima si faccia portavoce presso il Comune di Moncalieri affinché si possa giungere al più presto a una soluzione. Resto fermamente convinto, infatti, che anche chi abita in zone meno densamente popolate (e dunque meno appetibili dal punto di vista del ritorno elettorale) di altre altre abbia diritto alla sicurezza stradale.

Ospedale Martini, quale futuro per il Pronto Soccorso? La Giunta metta a tacere le voci di chiusura

Protocollata a Palazzo Lascaris la mia interrogazione in merito alle prospettive post-Covid del presidio di via Marsigli/via Tofane a Torino: mi auguro che l’ipotesi di una chiusura non sia neanche presa in considerazione e auspico che i lavori di ristrutturazione siano presto terminati. Questo polo, punto di riferimento per un’ampia fetta di territorio torinese e dei Comuni limitrofi, deve essere rilanciato.

La Regione Piemonte punti sul Pronto Soccorso dell’Ospedale Martini, così come sull’intera struttura ospedaliera del quartiere Pozzo Strada a Torino: a fine emergenza pandemica, mi auguro che non solo riprenda la piena attività, ma che si possa rilanciare questo polo, al quale quasi 70mila torinesi si rivolgono ogni anno (il dato si riferisce al DEA). Dallo scorso 31 ottobre l’Ospedale è stato convertito in Covid-Hospital, con relativa interruzione, anche, dell’attività di Pronto Soccorso. Voci relative a un’ipotesi di chiusura erano state riferite da fonti giornalistiche già nel 2015 e oggi sono tornate a circolare: era stato l’allora Assessore alla Sanità Saitta a tranquillizzare operatori e personale medico assicurando che “Nessuno vuole chiudere il Martini”. Mi auguro che l’attuale Giunta sia altrettanto decisa nell’assicurare che non soltanto il Martini non chiuderà, ma che si punterà fortemente su questo presidio. Chiederò, inoltre, quali siano i progetti futuri della Giunta e quando saranno conclusi i lavori di ristrutturazione attualmente in corso.

Solidarietà alle estetiste domani in piazza

Riaprire è possibile, opportuno e sicuro.

Con un Piemonte che torna a sperare di essere presto “Zona Arancione”, la ripresa dell’attività delle estetiste – nello scrupoloso rispetto di tutte le misure – sarebbe una scelta opportuna dal punto di vista economico e sicura dal punto di vista sanitario. Basterebbe conoscere come funziona la gestione di un centro estetico per avere contezza dei livelli di sicurezza e di igiene garantiti (sempre, non solo in fase di emergenza). Il prolungamento della chiusura favorirebbe ulteriormente chi lavora abusivamente e in nero. Domani (venerdì 27 novembre alle ore 11.00 in piazza Castello a Torino, di fronte alla Regione Piemonte) le rappresentanti di un intero settore chiederanno di poter lavorare, identificando proprio nel lavoro il modo con il quale l’intero comparto intende guadagnarsi da vivere. Le Istituzioni diano risposte.  

Reparto Volo VVF Piemonte, quando vedremo la nuova sede?

Lo chiedo alla Giunta Regionale con un’interpellanza a Palazzo Lascaris: l’Aeroporto di Collegno sarebbe una collocazione ideale.

Questa Giunta approva il progetto per la realizzazione del nuovo Reparto Volo dei Vigili del Fuoco del Piemonte presso l’Aeroporto Aeritalia Torino? Il confronto con la Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco al fine di conoscere lo stato di avanzamento del progetto è ancora in corso? Lo chiederò prossimamente alla Giunta Regionale con un’interpellanza. La proposta di collocare il Reparto Volo dei Vigili del Fuoco di Torino sul sedime aeroportuale Aeritalia è ultradecennale. L’Aeroporto di Torino-Aeritalia (ICAO: LIMA) si trova sul territorio del Comune di Collegno con ingresso in strada della Berlia 500 a Torino: le Amministrazioni Pubbliche (Comune di Torino, Comune di Collegno e Regione Piemonte) hanno da sempre dimostrato grande interesse relativamente all’ipotesi di realizzarvi la nuova sede, ipotesi che è anche tecnicamente percorribile. La Società Torino Nuova Economia (TNE) ha recentemente ribadito, a proposito, la sua totale apertura. Il Ministero dell’Interno, che ritiene indispensabile dotare il Reparto Volo di Torino di una sede più ampia, ha precisato che i necessari fondi potranno essere stanziati. Ulteriori sviluppi futuri saranno inoltre possibili, per esempio con convenzioni AIB. Dopo oltre dieci anni, auspico che questo progetto possa diventare realtà.

Tempo di Covid: bomba a orologeria pronta a esplodere se si interrompe la continuità di cura

Anche le patologie con cure e visite catalogate come “differibili” o “non urgenti” rischiano, se trascurate in questa fase di seconda ondata, di aggravarsi, con un costo umano, organizzativo e anche economico dalle proporzioni non prevedibili. Appena discussa, sul tema, una mia interrogazione in Consiglio Regionale del Piemonte. La mia preoccupazione resta alta, anche perché cominciano a segnalarsi i primi casi di gravi conseguenze. Ecco alcuni esempi relativi all’ipoacusia, all’odontoiatria e alle reazioni allergiche.

Saranno anche visite e cure “differibili” o “non urgenti”, ma trascurare certe patologie e condizioni è fonte di gravi conseguenze. Alcuni esempi tra gli altri: persone in attesa di protesi dentaria con bonifica del cavo orale ed estrazioni dentarie già effettuate che ora, senza denti e senza protesi, sono a rischio denutrizione; ipoacusici gravi che ora soffrono di un isolamento acustico che complica i rapporti familiari, sociali e professionali, senza contare il rischio di insorgenza di deficit cognitivi; pazienti allergici in attesa di terapia vaccinica (già programmata) che non può essere perfezionata (e l’asma non trattata aumenta il rischio Covid-19); casi di orticaria cronica trattata con anticorpi monoclonali soggetti a piano terapeutico e dunque non prescrivibili.

Sono solo quattro esempi tra i tanti possibili. Resta, anche dopo aver discusso in Consiglio Regionale una nuova interpellanza sul tema della continuità di cure ed esami in tempi di seconda ondata Covid-19, una forte preoccupazione per tante categorie di pazienti (tra gli altri: reumatologici, sclerodermici o rari). 

Per tutti questi cittadini piemontesi c’è il rischio di un aggravamento della propria condizione, proprio per il fatto di non essere stati visitati o curati per settimane. Più pazienti avremo lasciato indietro, più alto sarà il rischio che si verifichino situazioni drammatiche, che oltre tutto porteranno con sé pesanti conseguenze in termini di aumenti dei costi per la nostra Sanità e di ulteriore incremento delle liste d’attesa. 

Una vera e propria bomba a orologeria è pronta a esplodere. Quali sono le misure che si intendono adottare per evitare la cancellazione delle visite considerate meno urgenti? Il gran numero di figure professionali dirottate sul Covid-19 non è senza conseguenze e il prezzo finiscono per pagarlo coloro che avrebbero necessità di non interrompere le cure.
Lo stesso Assessore Icardi ha riconosciuto, poco fa a verbale, l’importanza della continuità di cura, anche in una fase di emergenza, e la necessità di attuare provvedimenti di riorientamento dei servizi sanitari. Mi auguro che ciò avvenga in tempi brevi.