Skip to main content

Tag: Regione Piemonte

Occupazioni abusive di case ATC, partita a poker con il morto

In questo “gioco pericoloso” la grande assente è proprio l’Agenzia Territoriale per la Casa: davvero troppo pochi gli interventi di ristrutturazione, cresce in maniera drammatica il fenomeno delle occupazioni abusive. Tornerò sul tema con una nuova interpellanza e mi auguro che più fondi arrivino dalla Regione.

Casi di appartamenti ATC occupati: erano 61 a fine 2019, sono oltre 110 oggi. Praticamente il doppio. Una situazione gravissima, quella che emerge dalla discussione in Consiglio Comunale della mia più recente interpellanza sul tema. C’è una ragione precisa per l’esplosione del fenomeno: se non provvediamo a effettuare interventi di manutenzione sugli appartamenti che ne hanno bisogno, questi resteranno vuoti e dunque oggetto di possibili occupazioni abusive.

Spero che ATC, cominciando in questa “partita” a giocare le proprie carte, vorrà ora farsi sentire in Regione Piemonte, per ottenere fondi più consistenti per i molti interventi di manutenzione e ripristino necessari. Appartamenti ristrutturati e occupati da inquilini che ne hanno titolo non rischiano di essere occupati abusivamente.

Soprattutto in alcuni quartieri di Torino (quasi venti le occupazioni solo tra via Scarsellini, via Roveda e corso Salvemini), la bomba sociale rischia di esplodere. Le occupazioni sono spesso precedute dal formarsi di veri e propri campi nomadi improvvisati e accompagnate e seguite da minacce ai residenti e atti di vandalismo. Preannuncio fin da ora una nuova interpellanza per conoscere dati precisi sul numero di alloggi assegnati e sul numero di alloggi da recuperare. 

Se c’è un punto nel quale l’ingranaggio si inceppa, dobbiamo individuare qual è.

Crisi Elcograf, al più presto un incontro in Regione Piemonte

Situazione drammatica da un anno e mezzo a questa parte: la ex Canale torni in cima all’agenda politica. Anche le Istituzioni facciano la loro parte per dare un presente e un futuro ai 140 lavoratori dell’azienda di Borgaro Torinese.
 
Rispondo presente all’appello lanciato dai dipendenti e dai cassaintegrati Elcograf alla politica: occorre riportare la situazione dell’azienda di Borgaro in alto nell’agenda regionale. L’incontro dello scorso 13 marzo deve considerarsi infatti soltanto rinviato, e non cancellato, causa emergenza sanitaria. Per la ex Canale, gli ultimi diciotto mesi sono stati un susseguirsi di dismissioni, dispersione delle commesse, vendita di macchinari e ricorso alla Cassa Integrazione. In via Liguria a Borgaro resta attivo, al 50% del potenziale, il solo reparto rotative. Ora il “faro” dell’attenzione, politica e mediatica, deve tornare ad accendersi e restare puntato su questa situazione. La riduzione del personale a soli 60 addetti, come paventato, e il mancato utilizzo dei possibili prepensionamenti previsti rischiano di colpire ulteriormente dal punto di vista economico non solo le famiglie dei dipendenti, ma un intero territorio già duramente messo alla prova in questi anni. La mia solidarietà va ai lavoratori e alle loro famiglie. Mi metto a disposizione: il prima possibile si fissi un incontro in Regione Piemonte per garantire un futuro ai dipendenti di questa storica azienda.

Il paradosso dei Nidi: la cassa in deroga scade il 3 giugno, ma dopo non possono riprendere l’attività

Situazione drammatica per questi servizi educativi, per i quali anche l’ipotesi di riconvertirsi in centri estivi 5-13 anni è spesso poco percorribile. Non permettiamo che la scelta sia tra licenziare e chiudere: la politica faccia il suo. La Regione batta i pugni con il Governo perché si trovi una soluzione.

Chiusi alla luce delle ordinanze e, paradosso, con la cassa integrazione in deroga che scade il prossimo 3 giugno: una data dopo la quale per i Nidi si apre un grande e angosciante punto interrogativo sul futuro. Il termine del 3 giugno è perentorio: la cassa, cioè, non potrà essere prorogata per i mesi estivi (periodo nel quale questi servizi educativi non possono, normativa alla mano, portare avanti la loro attività). La stessa possibilità di approntare i centri estivi (5-13 anni) non rappresenta, per molte di queste strutture, una reale occasione di riconversione: fattori organizzativi (distanziamento interpersonale e tipologia di giochi presenti) e soprattutto costi di riapertura (acquisto DPI, rapporto numerico) sono tali da renderle non competitive rispetto ai centri estivi organizzati per esempio da Parrocchie, Associazioni e Società Sportive. Mi associo agli appelli degli operatori del settore: la politica intervenga, affinché la scelta non sia tra il licenziamento del personale e la chiusura. La Regione può e deve far sentire la propria voce con il Governo.

Crisi BCube, intervenga subito la Regione

Necessario l’intervento della politica: urge sostenere le prospettive dell’azienda e scongiurare la perdita di centinaia di posti di lavoro. La mia totale solidarietà alle famiglie colpite dalla crisi. Porterò il tema a Palazzo Lascaris alla prima occasione utile.

Scade il 30 giugno la commessa tra BCube e FCA: risultato, oltre la metà dei 400 dipendenti dello stabilimento di Villanova sono a rischio esubero. La Regione intervenga subito per scongiurare la perdita di 210 posti di lavoro e, potenzialmente, di molti altri dell’indotto, nell’ambito di un territorio nel quale l’industria logistica è radicata e strategica. Le Istituzioni prendano in carico l’emergenza sia in termini di moral suasion finalizzata a un rinnovo della commessa sia con misure di carattere economico e normativo. La questione è già sui tavoli del Ministero del Lavoro: fondamentale che anche la Regione Piemonte dica la sua. Questa crisi arriva in un momento già di per sé drammatico per l’intero sistema-Paese. La mia solidarietà va alle centinaia di famiglie coinvolte. Porterò il tema in Consiglio Regionale alla prima occasione utile, chiedendo come intenda muoversi la Giunta.

Giusta la protesta di chi chiede di superare la didattica a distanza

Tornare alla didattica in presenza, nel rispetto rigoroso della sicurezza sanitaria, non è solo possibile: è doveroso e giusto. La Giunta Cirio dimostri coraggio e usi al meglio l’autonomia regionale, anche alla luce dell’ormai prossima apertura dei Centri Estivi.

Il Presidente Cirio dimostri coraggio e lungimiranza: si usi l’autonomia regionale in maniera sensata a proposito della necessità di non restare vincolati alla didattica a distanza come unica modalità educativa possibile. Ritengo condivisibile la richiesta di coloro che hanno protestato, questa mattina, in piazza Castello; guardiamo all’Europa: Francia, Inghilterra e Germania, per esempio, hanno iniziato o inizieranno il percorso di riapertura, parziale o locale, delle scuole. La didattica a distanza è una soluzione di emergenza: non può diventare la nuova “normalità” di una scuola da romanzo distopico, che separa le persone e aumenta le distanze tra chi ha maggiore e minore disponibilità di mezzi, tecnologici o economici che siano. L’istruzione e la formazione passano anche attraverso l’interazione interpersonale in presenza. Questo è vero in assoluto e a maggior ragione per quanto riguarda gli scolari più piccoli. I bambini di questo Paese sono stati chiusi in casa per mesi e da mesi molti non vedono un coetaneo di persona. Dobbiamo inoltre pensare ai cittadini non solo in quanto lavoratori, ma anche, e anzi prima di tutto, in quanto genitori, in quanto componenti di una famiglia.

Una riflessione anche sui Centri Estivi (3-17 anni), ormai di prossima apertura (15 giugno): il comitato tecnico-scientifico ha richiesto norme inapplicabili e un numero inarrivabile di educatori, rendendo di fatto impossibile, in moltissimi casi, l’attività. Recuperare la socialità è ormai, per i più piccoli, è una priorità improrogabile: questo obiettivo non è alternativo al rigoroso rispetto della sicurezza e della salute di tutti. Anche da questo punto di vista, le Regioni hanno la possibilità di collaborare con le Associazioni di Volontariato e margini di autonomia. Utilizziamoli al meglio.