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Tag: Regione Piemonte

Zona Rossa, stop agli educatori cinofili: si segnalano già i primi effetti negativi

Tra gli effetti negativi di un anno di attività a singhiozzo, si è registrata un’impennata di casi di aggressività da paura, problemi di separazione e di gestione dei cani oltre ad altre criticità e ad un rallentamento nella preparazione dei cani d’assistenza e per gli Interventi Assistiti con Animali. Si permetta una ripresa in sicurezza alla stregua di altre attività definite essenziali.

La loro attività è attualmente chiusa, come molte altre, in queste settimane di Zona Rossa. In realtà, è dalla scorsa primavera che gli educatori cinofili lavorano a singhiozzo e dovendo rispettare molte restrizioni. Gli effetti di una tale mancanza di continuità stanno cominciando a farsi sentire negli stessi cani: dal primo lockdown, infatti, si è riscontrata un’impennata di casi di aggressività da paura, problemi di separazione, paure generalizzate, di gestione e altre criticità. Ritardare un intervento, anche solo di qualche settimane, può portare allo sviluppo di problemi comportamentali poi difficili da correggere. L’effetto più macroscopico è, forse, la necessità di sospendere, in moltissimi casi, la preparazione dei cani da assistenza e per gli Interventi Assistiti con Animali, cioè quelle attività con un’utilità in campo medico e psicologico basate, come la pet-therapy, sul rapporto uomo-animale. Il mio appello è per una riapertura alla stessa stregua di altre attività definite essenziali. L’attività degli educatori cinofili è a basso rischio (come da analisi e definizione del Politecnico di Torino), individuale, svolta all’aperto e praticabile nel completo rispetto delle norme di sicurezza prescritte per l’emergenza in corso.

Vaccinare i donatori di sangue contro il Covid

Lo chiederò in Regione: la necessità di sangue non va in quarantena ed è giusto garantire a chi dona la possibilità di muoversi in sicurezza. Nel 2020, a causa della pandemia, la raccolta ha fatto registrare un calo del 5%.

Un calo del 5% nella raccolta di sangue, pari a 139mila unità, nel corso del 2020: un dato preoccupante che emerge dalle cifre rese note dal Centro Nazionale Sangue (febbraio 2021). La principale causa del calo, nemmeno a dirlo, è stata la pandemia da Covid-19: una situazione che ancora perdura in questo inizio di 2021.

Chiederemo in Consiglio Regionale, come Moderati, che i donatori di sangue siano inseriti tra le categorie prossimamente vaccinate contro il Covid-19 o che possano essere contattati nei casi di disdetta last minute da parte di soggetti prenotati e convocati. Garantendo a chi dona l’immunizzazione, porremo una delle condizioni necessarie a recuperare almeno in parte il gap rispetto ai quantitativi di sangue donati negli anni precedenti la pandemia, sia limitando la diffusione del virus tra i donatori sia limitando nei donatori stessi le ragioni di preoccupazione per la propria salute.

Salviamo il Villaggio Olimpico di Bardonecchia

Senza sostegno da parte della Regione Piemonte (proprietaria della struttura), questa realtà da 100mila presenze l’anno potrebbe non sopravvivere al secondo anno di pandemia: gli effetti negativi si abbatterebbero a cascata sul turismo della zona e in termini di occupazione. Presenterò un’interrogazione in Consiglio Regionale: urge un sostegno economico.

La seconda Pasqua consecutiva persa dà la misura di una situazione tragica: il Villaggio Olimpico di Bardonecchia, esempio di come le strutture olimpiche possano essere punti di forza del nostro territorio e della nostra offerta turistica, ora rischia di non farcela.

Se gli introiti sono crollati in dodici mesi di pandemia, le spese fisse sono rimaste le stesse. Il canone di locazione pesa per una cifra pari a 1 milione di euro ogni anno. L’unica soluzione è riconoscere una sostanziosa riduzione del canone annuale: cosa già richiesta e non concessa lo scorso anno. La proprietà della struttura è regionale.

La Società D.O.C. scs, che gestisce il Villaggio dal 2011, è riuscita nonostante tutto, a prezzo di grandi sacrifici, a pagare alla concessionaria Parcolimpico Srl il dovuto per il 2020. Negli anni precedenti, una gestione saggia e strategica aveva rilanciato la struttura, ripianando i precedenti debiti e addirittura contribuendo a superare i tradizionali limiti stagionali invernali del locale turismo. Le presenze superano, in anni di normale attività, le 100mila. Senza un accordo, la Cooperativa rischia di perdere la concessione.

Il Villaggio Olimpico rappresenta un punto di forza per l’offerta turistica del comprensorio di Bardonecchia. Perderlo sarebbe imperdonabile anche in considerazione della conseguente perdita di posti di lavoro. Chiederò, con un’interrogazione a Palazzo Lascaris, sostegno dal punto di vista economico, magari con una riduzione del canone d’affitto, come peraltro consentito dalla normativa.

L’Ospedale di Settimo resti un’eccellenza e possa ancora contare sull’apporto del personale della Cooperativa Frassati

Le ipotesi di internalizzazione e riorganizzazione di diversi servizi presso la struttura, con tanto di pubblicazione di un bando di selezione per 103 unità lavorative, fanno emergere diverse preoccupazioni, tra le quali quelle relative al futuro dei lavoratori della Cooperativa Frassati. Ci aspettiamo, come Moderati, che l’Ospedale non sia né snaturato né depotenziato: deve rimanere un punto di riferimento per il territorio.

I Moderati continuano a seguire con attenzione e preoccupazione l’evolversi della situazione relativa all’Ospedale di Settimo. In questi mesi abbiamo ripetutamente portato il tema all’attenzione della Giunta, con la discussione di un’interpellanza e di un’interrogazione. La questione è sempre la stessa: il futuro della struttura, che è stata gestita dal 2017 al 1° febbraio 2019 (proprio nel 2019 è scaduta l’ultima delibera regionale a conferma di questo assetto) in sperimentazione gestionale dalla Società SAAPA S.p.A. (Società Assistenza Acuzie e post Acuzie), alla quale partecipano in qualità di soci l’Asl To4, l’Asl To2, il Comune di Settimo e la Cooperativa Sociale Pier Giorgio Frassati, oltre al Patrimonio della Città di Settimo. Ci chiediamo da mesi quale sarà il futuro dell’Ospedale, senza aver mai ricevuto una risposta definitiva. Ci chiediamo inoltre quale sarà il futuro dei 170 lavoratori della Cooperativa Frassati all’indomani della pubblicazione di un bando di selezione per 103 unità lavorative. La fase sperimentale (che ha garantito risultati ottimi) di gestione di tipo pubblico-privato non è più rinnovabile. Quale che sia la strada prescelta (passaggio a regime ordinario, gestione diretta da parte dell’Asl, cessione del presidio a un soggetto privato) ci opporremo a qualsiasi tentativo di snaturamento o di depotenziamento della struttura.

Chiedere indietro i soldi ora, ai medici di famiglia, per l’attività svolta nelle RSA è assurdo e offensivo

Un’azione di questo tipo, in piena terza ondata, è priva di qualsiasi senso. La richiesta dei Moderati alla Giunta Cirio: si interrompa immediatamente la procedura di recupero delle somme, adesso pensiamo a contrastare la pandemia. Al centro della questione, prestazioni, parrebbe autorizzate, degli ultimi 10 anni, relative all’assistenza domiciliare programmata nelle RSA. La platea è di centinaia di medici, le cifre da restituire sono considerevoli.

La sola priorità, oggi, dovrebbe essere il contenimento della pandemia. Non certo provare a chiedere indietro ai nostri medici di famiglia somme erogate per prestazioni – peraltro, parrebbe, regolarmente autorizzate e approvate – rese nelle RSA. Ecco perché chiediamo, come Moderati, un’immediata interruzione di questa azione volta al recupero delle cifre già incassate dai medici. Il tempismo è pessimo: le lettere delle ASL stanno partendo nel pieno della terza ondata, con migliaia di contagi e decine di morti ogni giorno sul nostro territorio.

Non senza ragione i medici di base si sentono traditi, colpiti alle spalle dal loro stesso Sistema Sanitario Regionale. Le prestazioni al centro della questione sono quelle degli ultimi 10 anni, relative all’assistenza domiciliare programmata in casa di riposo ai pazienti non convenzionati. La platea è di centinaia di medici, le cifre da restituire sono considerevoli.

In questa fase la medicina di famiglia si sta facendo in quattro tra tamponi, turni nei centri vaccinali e nuove incombenze burocratiche legate alla pandemia. Il tutto rischiando, quotidianamente, in termini di salute.