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Adesso si torni a scuola

Mi preoccupa la prospettiva di una chiusura delle Scuole Secondarie di II e in parte di I grado protratta fino al nuovo anno: non siano gli studenti a pagare le mancanze della politica. Mi associo all’appello dell’AGeSC: si faccia di tutto per poter tornare quanto prima alla didattica in presenza.

Faccio mio l’appello dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche: la prospettiva di tenere chiuse le scuole fino a fine anno mi preoccupa. Il ricorso sistematico alla didattica a distanza è una scorciatoia imboccata perché non si sono applicate prima le giuste misure in termini di potenziamento del servizio di trasporto pubblico e di risorse stanziate per garantire alle Scuole margini di organizzazione autonoma. La didattica a distanza è una soluzione d’emergenza: di emergenza improvvisa di certo non si potrà parlare nel caso di un terzo picco, che peraltro tutti speriamo non si verifichi, a metà inverno. Il costo di una chiusura ulteriormente prolungata o di una riapertura a singhiozzo rischia di essere altissimo, specialmente per gli studenti più fragili e per le stesse famiglie. Una chiusura così drastica è, nel contesto europeo, un’anomalia quasi esclusivamente italiana. Facciamo il possibile per riaprire al più presto e in maniera definitiva le Scuole Statali e Paritarie.

Sostegno alle estetiste in piazza

Il Gruppo dei Moderati solidale con le manifestanti. Continuo a considerare discutibile la scelta di bloccare per il lockdown questo tipo di attività, che garantisce standard igienici altissimi.  Ora, con la “Zona Arancione”, si riapra. Contro l’abusivismo il contrasto sia durissimo.

In piazza Castello per esprimere la solidarietà e il sostegno miei e del Gruppo dei Moderati alle estetiste che hanno manifestato per chiedere di poter tornare a lavorare. Questa categoria professionale, che pure garantisce standard igienici rigorosissimi (spesso di livello ambulatoriale: ma la politica dimostra troppe volte di non conoscere approfonditamente le realtà a proposito delle quali prende decisioni), è stata costretta a chiudere in queste settimane di secondo lockdown. Un danno aggravato dal fatto che la chiusura ha favorito chi ha offerto questo tipo di servizi abusivamente e in nero. Mi è stato riferito di gestori di categorie simili che, in queste settimane, hanno erogato servizi da estetiste nel retro dei propri saloni: ho chiesto alle manifestanti di farmi pervenire tempestivamente le segnalazioni relative a situazioni simili e mi auguro che, nel caso, controlli e sanzioni siano e siano stati immediati. Ora si permetta alle imprenditrici di questa categoria, con la “Zona Arancione”, di tornare in attività. 

Monopattini abbandonati come trappole, indegno di una città civile

Eccoci a commentare l’ennesimo caso di persona con disabilità che inciampa su un mezzo in sharing posteggiato come capita. E la Giunta? Tante parole e ancora nulla di fatto. Presenterò in Consiglio Comunale una nuova interpellanza per chiedere controlli, regole certe, sanzioni inesorabili.

Monopattini e biciclette in sharing sono una realtà cittadina da mesi e mesi, eppure siamo ancora qui a chiederci che cosa stia facendo la Giunta per limitare, controllare e prevenire il loro uso non congruo. Perché se è vero che la principale responsabilità è ascritta al senso civico degli utenti è altrettanto vero che il compito della gestione e della supervisione spetta alle Istituzioni.

Dalla mia precedente interpellanza in Sala Rossa, nulla di fatto o quasi. Avevamo chiesto interlocuzioni con le Associazioni e il posizionamento di stalli: a che punto siamo?

A fare le spese del “posteggio selvaggio” di questi mezzi di mobilità dolce sono, ancora una volta, le persone con disabilità motoria o sensoriale, che si trovano a fare i conti con una nuova e insidiosa tipologia di barriera architettonica.

Presenterò immediatamente una nuova interpellanza in Consiglio Comunale per chiedere alla Giunta tempi, dati, numeri e strategia per arginare un fenomeno che non è più accettabile in una città come Torino. La situazione è, se possibile, peggiorata durante le settimane di lockdown.

L’ultimo incidente occorso al 63enne Giovanni Spataro, nostro concittadino non vedente, è l’ennesima prova che le cose devono cambiare. In fretta. Urgono regole semplici, chiare e applicabili, con sanzioni inesorabili per chi trasgredisce. La Giunta faccia la sua parte prima di dover commentare un nuovo e più grave incidente.

Manutenzione di strada Santa Brigida, la Città Metropolitana si faccia sentire

Illuminazione scarsa, guard rail mancanti e condizioni pessime per la Strada Provinciale 126 – che si snoda nella zona collinare tra Torino e Moncalieri (Revigliasco) – soprattutto in corrispondenza delle fermate dei mezzi pubblici: ho chiesto poco fa alla Sindaca e al Consigliere Delegato Bianco, con un’interpellanza, di iniziare un’interlocuzione con il Comune di Moncalieri affinché anche chi abita in quella porzione di territorio si veda riconosciuto il diritto di avere strade sicure e in condizioni accettabili di manutenzione.

Appena discussa in Consiglio della Città Metropolitana la mia interpellanza sulla pericolosità e sul carente stato di manutenzione della strada Provinciale 126 (strada Santa Brigida), tra Torino e Moncalieri (Revigliasco). Se l’Ente Metropolitano è intervenuto la scorsa estate per rifare il manto d’asfalto, ancora molti e urgenti sono gli interventi che si rendono necessari: da anni i residenti lamentano la pericolosità di ampi tratti della strada, presso la quale mancano o sono in condizioni pessime guard rail, marciapiedi e altri manufatti a protezione dei pedoni nei pressi di buona parte delle fermate del servizio di trasporto pubblico, a partire dalla fermata 846 (Cadibona) della linea 70 GTT. Poiché – ha riferito il Consigliere Delegato Bianco – illuminazione e manutenzione delle fermate non rientrano tra le dirette competenze della Città Metropolitana, ho chiesto che per lo meno quest’ultima si faccia portavoce presso il Comune di Moncalieri affinché si possa giungere al più presto a una soluzione. Resto fermamente convinto, infatti, che anche chi abita in zone meno densamente popolate (e dunque meno appetibili dal punto di vista del ritorno elettorale) di altre altre abbia diritto alla sicurezza stradale.

Ospedale Martini, quale futuro per il Pronto Soccorso? La Giunta metta a tacere le voci di chiusura

Protocollata a Palazzo Lascaris la mia interrogazione in merito alle prospettive post-Covid del presidio di via Marsigli/via Tofane a Torino: mi auguro che l’ipotesi di una chiusura non sia neanche presa in considerazione e auspico che i lavori di ristrutturazione siano presto terminati. Questo polo, punto di riferimento per un’ampia fetta di territorio torinese e dei Comuni limitrofi, deve essere rilanciato.

La Regione Piemonte punti sul Pronto Soccorso dell’Ospedale Martini, così come sull’intera struttura ospedaliera del quartiere Pozzo Strada a Torino: a fine emergenza pandemica, mi auguro che non solo riprenda la piena attività, ma che si possa rilanciare questo polo, al quale quasi 70mila torinesi si rivolgono ogni anno (il dato si riferisce al DEA). Dallo scorso 31 ottobre l’Ospedale è stato convertito in Covid-Hospital, con relativa interruzione, anche, dell’attività di Pronto Soccorso. Voci relative a un’ipotesi di chiusura erano state riferite da fonti giornalistiche già nel 2015 e oggi sono tornate a circolare: era stato l’allora Assessore alla Sanità Saitta a tranquillizzare operatori e personale medico assicurando che “Nessuno vuole chiudere il Martini”. Mi auguro che l’attuale Giunta sia altrettanto decisa nell’assicurare che non soltanto il Martini non chiuderà, ma che si punterà fortemente su questo presidio. Chiederò, inoltre, quali siano i progetti futuri della Giunta e quando saranno conclusi i lavori di ristrutturazione attualmente in corso.