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Otto “Pony” schierati davanti alla Parrocchia di Santa Giulia

Monopattini in sharing ostacolano l’accessibilità e la viabilità: con questa “sorpresa” si sono svegliati questa mattina i residenti di Vanchiglia.

Vanchiglia: i residenti e i parrocchiani hanno trovato, questa mattina, otto “Pony” schierati, uno di fianco all’altro, di fronte alla Parrocchia di Santa Giulia. Non parliamo, naturalmente, di cavalli, ma di monopattini in sharing dell’omonima azienda. Altri tre monopattini della ditta Wind sono stati collocati sul “naso” in cemento e porfido dall’altra parte della strada. Il fatto è grave: il posizionamento dei monopattini in una tale modalità è un attacco frontale al diritto alla mobilità delle persone con disabilità motoria e, insieme, al diritto di chi vorrebbe contare su una normale fruizione dello spazio davanti alla chiesa, che può essere utilizzato, anche in una normale mattina feriale, per funzioni e funerali. Il posizionamento di ben otto mezzi in formazione ordinata lascia presumere che sia stato effettuato direttamente da operatori dell’azienda: non il singolo gesto di un utente incivile, dunque, ma l’azione deliberata di professionisti che, evidentemente, non hanno idea di che cosa significhi muoversi in carrozzina sui marciapiedi cittadini. Questa Giunta non ha ancora capito che con le aziende partner bisogna interloquire in maniera chiara, efficace, diretta, esplicitando in maniera tassativa le condizioni del servizio. Speriamo, a questo punto, che la prossima Amministrazione gestisca le cose diversamente, perché da cinque anni Torino ha fatto diversi passi indietro dal punto di vista dell’accessibilità.

Silvio Magliano – Capigruppo Moderati, Consiglio Comunale Torino.
Nando D’Apice – Moderati, Coordinatore II Commissione in Circoscrizione 7.

Servizio Trasporto Studenti con Disabilità, inaccettabili dieci giorni di disservizi

Ed gravissimo che i genitori in cerca di informazioni non ottengano risposte.

Mancati invii dei tabulati, orari sbagliati e disservizi: a dieci giorni dall’inizio dell’operatività del Servizio Comunale di Trasporto per Studenti con Disabilità, continuano a pervenire segnalazioni dalle famiglie. Un fatto gravissimo. Ancora più grave è l’impossibilità, segnalata da diversi genitori, di ottenere una risposta, via email o al telefono, alle proprie rimostranze e richieste di correzioni: parlare con qualcuno è, raccontano, quasi sempre impossibile. Non è questo il tipo di rapporto che vorrei vedere a Torino tra cittadini e Istituzioni. Il servizio richiesto, dovuto, necessario alle famiglie e ai ragazzi continua a non essere erogato. Ora tocca al Comune intervenire e farsi garante di un rapporto efficace e funzionale tra Scuole, 5T e famiglie. Il diritto allo studio degli studenti con disabilità deve essere garantito e tutelato.

Il disastro degli orari sbagliati del Servizio Trasporto Studenti con Disabilità è un attacco al diritto allo studio

Le famiglie dei ragazzi che utilizzano il Servizio Comunale di Trasporto per Persone con Disabilità stanno cominciando a rinunciare a mandare i figli a scuola.

Un segnale gravissimo, una scelta imposta dagli orari delle corse sbagliati o incongrui (fino a due ore di pulmino per percorrere una manciata di chilometri). Quando parliamo di diritto allo studio negato, parliamo esattamente di simili situazioni. Ci importa poco se gli orari siano inviati ai genitori da 5T o direttamente dalle Scuole, ci importa poco il rimpallo delle responsabilità: sono cinque anni che si cercano colpevoli, adesso vorremmo trovare una soluzione. Il Comune per primo faccia chiarezza e si faccia garante di un rapporto efficace e funzionale tra Scuole, 5T e famiglie. La Giunta faccia la sua parte e si arrivi al più presto a stabilire un orario sensato, efficace e definitivo.

Sanità piemontese, liste d’attesa a passo d’uomo: quindici mesi per una polisonnografia

Un cittadino torinese, provando a prenotare tramite CUP questo tipo di esame, si è visto proporre come prima data disponibile dicembre 2022, peraltro in una provincia diversa da quella sua di residenza. Appena discusso in Consiglio Regionale il mio Question Time sull’argomento: chiediamo che anche questo tipo di esame, fondamentale per esempio per prevenire conseguenze gravi come i colpi di sonno alla guida, rientri nell’elenco degli esami prioritari, per i quali il rispetto dei tempi d’attesa è garantito e per i quali la Regione ha allocato fondi per lo smaltimento delle liste d’attesa. Sono centinaia i piemontesi che aspettano di sottoporsi a questo esame.

“Ho provato a prenotare tramite CUP una polisonnografia”, racconta un cittadino torinese: “La risposta? L’invito a presentarmi a fine dicembre 2022, peraltro in una clinica di Cuneo, dunque in una provincia diversa dalla mia di residenza”. Tempi di attesa e modalità semplicemente inaccettabili: ho chiesto alla Giunta Regionale, discutendo poco fa il mio Question Time sul tema, di intervenire per ridurre questi tempi d’attesa infiniti.

La risposta è stata ben lungi dal convincerci pienamente: la polisonnografia non è attualmente considerata un intervento prioritario (classe di priorità U o B, o salvavita, o inserito in percorsi di PDTA e follow up a seguito di un intervento acuto) e dunque la sua calendarizzazione non è garantita entro i tempi d’attesa previsti.

Chiediamo con forza che anche la polisonnografia – che rappresenta una modalità di verifica essenziale per verificare tutte le disfunzioni fisiologiche del sonno i cui esiti possono in taluni casi essere gravi o gravissimi, sia per la persona soggetta al disturbo sia per gli altri cittadini, considerando che i disturbi del riposo notturno possono causare, per esempio, colpi di sonno durante la guida – sia inserita negli elenchi degli esami considerati prioritari.

Quindici mesi per vedersi prenotare un esame in un’altra provincia restano un dato imbarazzante: non tutti i piemontesi possono permettersi di aspettare così tanto tempo (e di percorrere così tanti chilometri) per una visita che potrebbe, come altre, beneficiare degli strumenti integrativi, quali accordi con il privato accreditato, per l’abbattimento delle liste di attesa.

Non vogliamo che sia messo a repentaglio il diritto alla salute di nessun piemontese: a partire da coloro per i quali i costi del privato sono proibitivi. Dunque, si agisca in fretta.

Quasi un anno e mezzo per una visita specialistica: in Piemonte la Sanità ha velocità da pachiderma e ritmi da lumaca

“Ho provato a prenotare tramite CUP una polisonnografia”, racconta un cittadino: “La risposta? L’invito a presentarmi a dicembre 2022, peraltro in una provincia diversa dalla mia di residenza”. Tempi di attesa e modalità inaccettabili: la Sanità in questa Regione deve cambiare passo. Domani in Consiglio il mio Question Time sul tema.

Un caso particolare, ma significativo di chissà quanti altri: quello di un cittadino torinese che, nell’urgenza di prenotare una polisonnografia, si è sentito rimandare a dicembre 2022: 15 mesi, un’eternità.

“Le apnee notturne, il disturbo per il quale mi devo sottoporre all’esame”, riferisce il cittadino (residente a Torino), “sono un problema serio, le cui conseguenze possono essere gravi o gravissime”. Eppure, con prenotazioni tramite il CUP i tempi e i modi sono questi: fine dell’anno prossimo, visita al Santa Croce di Cuneo. Inaccettabile.

Domani chiederò alla Giunta Regionale, con un Question Time a Palazzo Lascaris, come si intenda agire affinché i cittadini piemontesi non debbano attendere tempi così inconciliabili con il diritto alla salute, anche alla luce del fatto che non tutti possono permettersi di rivolgersi al privato (presso il quale i tempi sono ben più rapidi) e che i tempi risultano essere lunghi o lunghissimi non soltanto per questa specifica tipologia di esame.

Il tema è fondamentale, anche perché liste d’attesa di queste proporzioni sono un elemento che ostacola il diritto alla salute specialmente dei piemontesi con minori possibilità economiche.

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