Passa al contenuto principale

La vergognosa fuga di Lapietra

L’Assessora fa rinviare la discussione della mia interpellanza sulla pedonalizzazione di via San Francesco da Paola, dimostrando di non avere neanche il coraggio di difendere di fronte al Consiglio Comunale le proprie scelte, che stanno uccidendo una via del centro di Torino. E i danni che in zona stanno subendo i commercianti? Chi li paga? La stessa Lapietra?

Nemmeno il coraggio di rispondere. Neanche il coraggio di difendere e motivare le proprie scelte strategiche e politiche di fronte alla Sala Rossa. L’Assessora Lapietra preferisce la più clamorosa delle fughe. Non si discuterà dunque, lunedì in Consiglio Comunale, la mia interpellanza sulla pedonalizzazione di via San Francesco da Paola, via Des Ambrois e via Fratelli Vasco: una misura che sta letteralmente uccidendo tante attività, rendendo la vita impossibile ai residenti, penalizzando gli uffici dei professionisti. L’Assessora, che oggi si rifugia dietro la formula standard della “necessità di ulteriori integrazioni” (il mio atto è stato protocollato un mese fa: quattro settimane non sono bastate? Di quali altre “integrazioni” abbiamo bisogno?), rinvia dunque il momento in cui dovrà rendere conto di una pedonalizzazione che è un vero e proprio insulto a commercianti, residenti ed esercenti. Questa pedonalizzazione altro non è che un’operazione studiata a tavolino con qualche ristoratore della zona che evidentemente, forse vicino al Movimento Cinque Stelle, pensava di aumentare i propri incassi. So di attività che hanno visto crollare il proprio fatturato del 75% da quando la pedonalizzazione è in vigore, come se il COVID-19 non fosse abbastanza. Conosco personalmente un’officina che si è dovuta trasferire e che ora paga doppio affitto, senza nemmeno aver ricevuto, da questa Amministrazione, una pur minima proposta di compensazione. Il degrado aumenta, l’illuminazione è insufficiente, certe soluzioni in termini di dehors paiono oggettivamente incompatibili con lo stile urbanistico e architettonico di una via aulica del centro. Di fronte a tutto questo, una Giunta inadeguata dal punto di vista politico e amministrativo dimostra di non avere neanche il coraggio di mettere la faccia di fronte al Consiglio e dunque di fronte ai torinesi per rivendicare le proprie scelte.

Non autosufficienza, famiglie e ospedali pagano il prezzo più caro dello smantellamento di un sistema che funzionava

Crolla in due anni da quasi 10mila a poco più di 3mila il numero dei torinesi che ricevono cure a domicilio erogate dall’Asl. Risultato: famiglie allo stremo e ulteriore pressione sulle strutture ospedaliere. Perché questa Giunta Regionale, invece di estendere ad altre zone del Piemonte un modello virtuoso, lo sta abbattendo?

Torino, il mondo dell’Assistenza Domiciliare lancia il proprio S.O.S.: mancano personale e risorse, negli ultimi dodici mesi altri 3.300 torinesi non autosufficienti hanno dovuto fare a meno delle cure a domicilio erogate dall’ASL. La denuncia arriva dalla Fondazione Promozione Sociale. Tra 2018 e 2019 si era registrato un trend analogo, da 9.300 a 6.500.

Le prime vittime di questa tendenza sono, naturalmente, i torinesi il cui diritto alla cura viene negato. Insieme a loro, pagano un prezzo altissimo le famiglie, ormai giunte allo stremo, e gli ospedali, sui quali la pressione cresce ulteriormente, con un ulteriore abbassamento dei tempi di saturazione dei posti disponibili.

Oggi, nella maggior parte dei casi (sono stati autorizzati solo 14 assegni su 561 tra luglio e l’inizio di ottobre 2020), le richieste di assegni di cura domiciliari vengono respinte. Questa Giunta, scegliendo di garantire solo le prestazioni già erogate senza nuove attivazioni, invece di estenderlo ad altre aree del Piemonte sta facendo spegnere un modello che funziona. Anzi, che funzionava. Qual è la strategia? Qual è l’alternativa proposta? Quali sono le ragioni di questa scelta dalle conseguenze gravissime?

Assurdo pagare tariffa piena (e salata) per posteggi che non si trovano

Giusto abbassare il prezzo delle “Strisce Blu” nei quartieri della movida, a maggior ragione alla luce degli ulteriori posti persi con i nuovi dehors: faccio mio l’appello dei residenti di Vanchiglia e ringrazio i colleghi Moderati che, in Circoscrizione 7, hanno presentato un’interpellanza insieme al Gruppo PD per chiedere sconti sugli abbonamenti per i residenti. Una simile misura è urgente per tutti i quartieri “di movida” in città. Prossimamente si discuterà in Sala Rossa una mia interpellanza sull’argomento degli stalli gialli e blu a Vanchiglia.

Se il posteggio non si trova, pagare la tariffa piena non ha senso. Ne sono profondamente convinto e altrettanto convintamente sostengo l’appello dei cittadini (e dei Moderati, che, in Circoscrizione 7, hanno presentato sul tema un’interpellanza insieme al Gruppo PD): le tariffe degli abbonamenti siano abbassate per i residenti. Pagare il prezzo pieno per un servizio la cui disponibilità è sempre minore è assurdo. La concessione dello spazio gratuito agli esercizi commerciali per i dehors è un ulteriore elemento che comporta la diminuzione degli stalli a disposizione. Questo vale per tutti i quartieri cittadini di movida, per i quali sostengo la necessità di questa misura a favore dei residenti che pagano l’abbonamento. Per quanto riguarda il quartiere Vanchiglia, a mia volta discuterò prossimamente in Consiglio Comunale un’interpellanza sul tema degli stalli gialli e blu e sui relativi controlli, da parte della Municipale, per garantire il rispetto del prioritario diritto dei residenti.

Ragazzi con disabilità “in prigione” dallo scorso febbraio

La denuncia di diverse Associazioni: “Da mesi i ragazzi con autismo o con disabilità non svolgono attività di alcun genere, con gravi conseguenze a livello psichico e psicologico; la situazione sta diventando drammatica per loro e per le rispettive famiglie”.

Dieci mesi di sostanziale clausura: una situazione difficile per chiunque, ma che rischia di diventare drammatica per ragazze e ragazzi con esigenze speciali. Per i ragazzi con disabilità intellettiva e relazionale o con autismo, il ritorno a una prossima normalità pur prudente è un miraggio dalla fine dello scorso inverno: eppure sarebbe fondamentale non solo per una accettabile qualità della vita, ma anche per questioni riabilitative e terapeutiche. Alcuni ragazzi che vivono in comunità alloggio non abbracciano i propri familiari dallo scorso febbraio.

Al momento – racconta per esempio Gianni Ferigo, Presidente dell’Associazione Senza Limiti – riusciamo a fare poco o nulla, con i nostri cento ragazzi con disabilità. Alcuni dei quali di fatto non escono da febbraio, con le conseguenze che si possono immaginare. La maggior parte sono terrorizzati dalle restrizioni imposte. Incontri e attività in videocall non sono sufficienti per ragazzi con esigenze speciali. Abbiamo bisogno di linee guida e deroghe che tengano conto di questa situazione, sempre nel più scrupoloso rispetto di ogni misura di sicurezza“.

Le Associazioni nella stessa situazione sono, sul nostro territorio, diverse: mi farò nuovamente carico del tema in Consiglio Regionale, dopo il Question Time dello scorso luglio.

Esami e visite specialistiche non si interrompano causa COVID per sventare una seconda emergenza sanitaria

Stiamo concentrando tutti i nostri sforzi contro la pandemia in atto, ma ci sono tante altre patologie che richiedono cure costanti e non rimandabili. Non possiamo lasciare indietro tanti cittadini con patologie croniche, oncologiche, autoimmuni o rare; diversamente, rischiamo che, a pandemia finita, esploda una nuova e altrettanto grave crisi sanitaria. Se da una parte la Giunta, rispondendo al mio Question Time sul tema, prova a rassicurare, dall’altra mi preoccupano le molte segnalazioni che mi stanno giungendo.

Un’emergenza nell’emergenza: è quella delle visite specialistiche e degli esami sempre più frequentemente rimandati a data da destinarsi, a causa dell’emergenza da Covid-19, presso le nostre strutture e nei nostri ambulatori. Poco fa, in Consiglio Regionale, ho chiesto un’informativa da parte della Giunta e ho discusso, con l’Assessore Icardi, un Question Time sul tema. Il sempre più frequente fenomeno dei rinvii di esami specialistici e screening porta con sé rischi che non possiamo permetterci di correre e che vanno dall’aggravarsi di alcune già delicate situazioni cliniche alla mancata diagnosi immediata di patologie di particolare gravità, per esempio oncologiche. Le segnalazioni che mi stanno arrivando sono diverse e si riferiscono a patologie croniche o autoimmuni, a minori e anziani affetti da patologie dell’udito e a diverse altre situazioni per le quali l’interruzione dell’attività ordinaria di screening, mappatura e controllo avrebbe effetti devastanti. La Giunta Regionale, a verbale, prova a rassicurare, ma le tantissime segnalazioni che mi stanno giungendo aumentano la mia preoccupazione. I continui rinvii, oltre a essere motivo di giusta preoccupazione da parte dei pazienti, rischiano di tradursi in un aggravamento delle condizioni di tante persone e dunque, come le testate giornalistiche stanno paventando in questi giorni, in un imminente e nuovo problema sanitario. Rischiamo di pagare un prezzo altissimo: in termini finanziari (serviranno cure più urgenti e costose) e, cosa ben più grave, in termini di vite umane.