Preoccupazione e amarezza per la “tassa sul Volontariato”

Il raddoppio dell’aliquota Ires per gli Enti del Terzo Settore è una vera e propria mazzata contro chi fa del bene: esprimo – come Consigliere, come Presidente di Vol.To e come cittadino – tutto il mio rammarico e i miei timori.

Un colpo gravissimo inferto ai danni di chi fa del bene. Faccio fatica a definire diversamente il raddoppio dell’aliquota Ires per gli Enti del Terzo Settore previsto dalla manovra del Governo appena approvata in Senato. Esprimo – come Consigliere, ma anche come Presidente del Centro Servizi Vol.To e come cittadino – tutta la mia preoccupazione e il mio rammarico.
Il prezzo da pagare sarà, per il Terzo Settore, pari a 118 milioni di euro: una cifra che, se rappresenta poco più di una goccia nel mare del bilancio dello Stato, rischia di causare la fine di molte realtà del non profit e la drastica riduzione dell’attività di molte altre.
Questo aumento si configura come una vera e propria tassa sul Volontariato, che va a colpire chi si occupa dei più deboli e dei bisognosi e chi opera su base volontaria nei campi della beneficenza, della cultura e dell’istruzione. I molti soggetti che dal 1954 godevano di tassazioni agevolate e dal 1973 di un dimezzamento di imposta ora saranno tassati come qualsiasi altra azienda.
Il Terzo Settore arriva a portare beneficio, con la propria attività e i propri servizi, anche laddove lo Stato non riesce a giungere. Mettere a repentaglio l’esistenza stessa di un numero indefinito ma rilevante di attori di questo settore significa penalizzare in primo luogo gli assistiti, cioè i più deboli e i più bisognosi.

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