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Museo di Artiglieria chiuso da anni con poche speranze di riapertura: così Torino abbandona il suo patrimonio

Il Comune non ha idea di quando potranno essere completati i lavori sugli impianti che ancora mancano per la riapertura del Museo, chiuso ormai da tre anni: i reperti sono in un deposito in piazza Rivoli. Una risorsa culturale e turistica senza prospettive di riapertura: sarebbe meglio fare meno iniziative natalizie e valorizzare adeguatamente le nostre attrattive culturali e turistiche.

Il Museo d’Artiglieria di Torino, ubicato nel Mastio della Cittadella, unico reperto delle fortificazioni della città, è il più importante museo del genere in Italia. È, o meglio era, perché il Museo è chiuso da anni, in attesa del completamento di lavori che avrebbero dovuto essere finiti nel 2011. Il primo lotto è stato effettivamente completato, giusto quest’anno, ma i lavori effettuati non sono ancora tali da permettere la riapertura del museo e il trasferimento della collezione, che annovera anche alcuni pezzi unici, attualmente stoccata a cura del Comando Militare presso la caserma Amione di piazza Rivoli, in un deposito che avrebbe dovuto essere visitabile ma che in realtà non lo è nonostante le ingenti risorse pubbliche spese per renderlo tale. Mancano ancora circa 490mila euro per completare i lavori indispensabili per la riapertura al pubblico, soldi che il Comune intende genericamente recuperare tramite oneri di urbanizzazione, ma senza un’idea precisa né della provenienza né delle tempistiche. Per finire del tutto i lavori mancano altri sei milioni, sui quali nessuna idea né nessuna previsione è stata prospettata dall’Assessore Braccialarghe, in risposta a una mia interpellanza.
Eppure la soluzione è semplice: basterebbe spendere meglio quelli che si hanno, invece di buttarli in iniziative di dubbia rilevanza come la pista da sci o le sculture di ghiaccio in piazzale Fusi, e altre analoghe, inutili, manifestazioni dello scorso “Natale con i fiocchi”, che sono costate alla Città ben più della cifra necessaria per riaprire al pubblico il museo. Se abbandonare a se stessa per anni una delle maggiori risorse turistiche e culturali della città è la strategia del Comune per valorizzare Torino come meta culturale e turistica, allora è proprio il caso di dire “suma bin ciapà”, come sempre più spesso dicono i torinesi guardando all’operato e agli scandali che emergono sul lavoro dell’Amministrazione cittadina.

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