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Anche in Piemonte serve un PDTR per la sclerodermia

Ho discusso questa mattina in Consiglio Regionale un’interpellanza affinché la Giunta predisponga il proprio Piano Diagnostico Terapeutico Regionale per questa patologia invalidante. Fondamentale sarà il supporto del Volontariato, a partire dall’Associazione di riferimento GILS, in tutte le fasi dei lavori. Garantiamo ai circa mille piemontesi con sclerodermia un servizio di eccellenza uniforme su tutto il territorio regionale.

Ho voluto dare impulso, con la mia interpellanza sul tema appena discussa in Consiglio Regionale del Piemonte, alla ripresa del percorso per la costituzione di una rete di collaborazioni professionali tra differenti strutture ospedaliere con l’obiettivo di migliorare la cura e l’assistenza di tutti i malati affetti da sclerosi sistemica. GILS, Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia, ha dato vita in Lombardia al “Progetto ScleroNet”, al quale guardo con assoluto interesse. Un progetto analogo servirebbe anche in Piemonte, dove circa mille sono le persone affette da questa patologia invalidante. Sulla scia di quanto già fatto da Regioni quali Lombardia, Liguria, Toscana e Marche, anche in Piemonte servirebbe un Piano Diagnostico Terapeutico Regionale (PDTR) per l’assistenza e la cura dei pazienti sclerodermici, uniforme per tutte le strutture ospedaliere. L’Assessore Icardi si è detto, da questo punto di vista, più che possibilista. Mi auguro che l’Associazione di riferimento sia convocata alle sedute del tavolo di lavoro sull’argomento, affinché massimamente efficace sia la collaborazione tra Sistema Sanitario Regionale e Volontariato. Tornerò sul tema nei prossimi mesi per avere aggiornamenti sullo stato di avanzamento del progetto. L’obiettivo è garantire a tutte le province del nostro territorio lo stesso livello di eccellenza che, per esempio, il San Luigi di Orbassano garantisce per l’area di Torino.

INTERPELLANZA – Piano diagnostico terapeutico regionale

Premesso che:

• il Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia (GILS) ha dato vita al “Progetto ScleroNet” in Lombardia, il quale punta alla creazione di una rete di collaborazioni professionali tra differenti strutture ospedaliere con
l’obiettivo di migliorare la cura e l’assistenza di tutti i malati affetti da sclerosi sistemica;
• tale progetto ha dato origine ad una rete integrata di unità operative ed ambulatori, riconosciuti come centri di alta specializzazione nel percorso diagnostico terapeutico per i pazienti affetti da sclerodermia;
• la sclerosi sistemica è una malattia cronica autoimmune del tessuto connettivo, difficile da diagnosticare e da seguire;
• in Piemonte i malati di sclerosi sistemica sarebbero circa 1.000;
• il Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia (GILS) auspica la partenza del “Progetto ScleroNet” anche su Torino;

Rilevato che:

• nelle Regioni Lombardia, Liguria, Toscana, Marche è stato predisposto un Piano Diagnostico Terapeutico Regionale (PDTR) per l’assistenza e la cura dei pazienti sclerodermici, uniforme per tutte le strutture ospedaliere;
• in Piemonte è stato unicamente costituito, tra l’azienda ospedaliera-universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano, l’azienda ospedaliera Mauriziano e l’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino, un
“Gruppo Malattie Rare”, al cui interno vi è una identificazione della Sclerodermia con un Piano Diagnostico Terapeutico Aziendale (PDTA), nel quale confluiscono le unità operative che seguono i pazienti sclerodermici;

Considerato che:

• un Piano Diagnostico Terapeutico predisposto a livello aziendale è differente in ogni singola struttura ospedaliera;
• sarebbe preferibile predisporre anche in Piemonte, come nelle Regioni sopra citate, un Piano Diagnostico Terapeutico Regionale, uniforme per le varie aziende ospedaliere, al fine di rendere più omogeneo ed efficiente
il percorso di cura ed assistenza dei malati affetti da sclerosi sistemica;

INTERPELLA

la Giunta regionale per sapere se e con quali tempistiche la Regione Piemonte predisporrà un Piano Diagnostico Terapeutico Regionale,
in considerazione del significativo numero dei malati di sclerosi sistemica in Piemonte che necessitano di cure ed assistenza uniformi ed efficienti, alla stregua di quelli già operativi presso altre Regioni italiane.

Scuole di Lingue, si riapre: bel risultato portato a casa

Poche ore dopo la presentazione del mio Question Time sul tema, la Giunta Regionale dà il via libera, con il Decreto 72, alla ripresa della formazione in presenza. Come Moderati l’avevamo chiesto con forza: accolgo il risultato con soddisfazione. La possibilità di ricominciare con l’attività in aula riguarda anche i corsi di musica e, in generale, le attività di formazione in presenza.

Tutto in poche ore: presentato ieri mattina il mio Question Time in Consiglio Regionale per chiedere la riapertura delle Scuole di Lingue e dei Corsi di Italiano per stranieri, nella serata di ieri è stata emessa l’ordinanza che dà il via alla ripresa delle attività di formazione in aula. Una buona notizia confermata a verbale, poco fa, dall’Assessora Chiorino. I Moderati chiedevano da tempo la ripresa di questo tipo di corsi, che rappresentano un asset strategico per l’economia regionale e che danno lavoro a tanti piemontesi. Questa decisione, da me richiesta con forza, è particolarmente importante alla luce del fatto che l’attività delle Scuole di Lingue non può per sua natura essere efficacemente sostituita dalla didattica a distanza. Le strutture private che svolgono corsi di lingue possono tenere lezioni individuali o a piccoli gruppi, garantendo agevolmente il distanziamento fisico richiesto dalla normativa vigente. L’applicazione scrupolosa dei protocolli è di per sé, presso queste Scuole, assoluta garanzia di sicurezza. Ora anche in Piemonte (come già in diverse altre regioni) le Scuole di Lingue hanno la possibilità di tornare a svolgere la propria attività nell’unica modalità veramente efficace per questo tipo di didattica: quella in presenza.

La mia richiesta alla Giunta Cirio: linee guida specifiche affinché le Scuole di Lingue possano ripartire

Presentato il mio question time sull’argomento: sarà discusso domani in Consiglio Regionale del Piemonte.

Scuole di Lingue ancora ferme al palo: l’articolo 28 dell’ordinanza regionale dello scorso 13 giugno di fatto impedisce a queste realtà (e alle Scuole di Italiano per Stranieri) di tornare a operare in presenza. Ho appena presentato un question time sul tema: lo discuterò domani pomeriggio in occasione della seduta del Consiglio Regionale del Piemonte.

La mia richiesta alla Giunta Cirio: si consenta la riapertura delle Scuole di Lingue e delle Scuole di Italiano per Stranieri adottando linee guida specifiche e ulteriori rispetto a quelle previste dal DPCM dell’11 giugno. Troppo prudente equiparare queste realtà private, che hanno una loro specifica peculiarità, alle “scuole di ogni ordine e grado”.

L’attività delle Scuole di Lingue non può essere sostituita dalla didattica a distanza. Le strutture private che svolgono corsi di lingue possono tenere lezioni individuali o con piccoli gruppi, garantendo agevolmente il distanziamento sociale richiesto dalla normativa vigente. L’applicazione scrupolosa dei protocolli è di per sé, presso queste Scuole, assoluta garanzia di sicurezza. Le classi non superano mai la dozzina di allievi (ma spesso le lezioni sono individuali). Gli spazi degli Istituti sono quasi sempre ampi e le modalità didattiche sono tali da scongiurare il rischio di assembramenti. Senza una pronta riapertura a pieno regime della didattica in presenza, molte Scuole si troveranno nelle condizioni di non poter più sostenere i costi (tra affitti, utenze e costi del personale).

Il settore dà lavoro a centinaia di famiglie sul territorio Regionale. Alla Giunta Cirio chiedo un atto di coraggio a tutela di enti privati che si sostengono con le quote versate dagli studenti stessi. Conto di ricevere risposte convincenti domani a verbale.

Scuole di Lingue in crisi: il Presidente Cirio avrà il coraggio di salvarle?

Andare oltre la didattica a distanza per scongiurare chiusure in serie: l’attività in presenza è possibile in totale sicurezza, la Regione Piemonte adotti linee guida specifiche e ulteriori rispetto al DPCM dell’11 giugno scorso.

Le Scuole di Lingue piemontesi battono: ma la Regione, al momento, non risponde. Senza esito è stata infatti – almeno per ora – la petizione sottoscritta da una ventina di queste realtà e presentata al Presidente Cirio.
Nessun impegno, ancora, di fronte a richieste ragionevoli e sensate: semplicemente, tornare – come tutti gli altri – a lavorare, nel rispetto di tutte le norme e in piena sicurezza.
L’ordinanza del 13 giugno della Regione Piemonte impedisce di fatto alle Scuole di Lingue di tornare a operare in presenza: cambiare l’articolo 28 – la chiave di tutto – è fondamentale per evitare chiusure in serie.
L’applicazione scrupolosa dei protocolli è, presso queste Scuole, assoluta garanzia di sicurezza: le classi non superano mai la dozzina di allievi (ma spesso le lezioni sono individuali), gli spazi sono ampi, le modalità didattiche sono tali da scongiurare il rischio di assembramenti.
Alla Giunta Cirio chiedo un atto di coraggio a tutela di enti privati che si sostengono con le quote versate dagli studenti stessi. Esaurita la misura, per sua natura temporanea, della cassa integrazione, sarà difficilissimo, per queste Scuole, anche solo pagare affitti e stipendi. Finiti i corsi precedentemente attivati e obbligatoriamente convertiti online, l’intero settore rischia la paralisi.
La politica regionale non può limitarsi, per prudenza o miopia, ad assimilare i Centri Linguistici alle Scuole di ogni ordine e grado: deve avere il coraggio di adottare linee guida specifiche e ulteriori rispetto a quelle previste dal DPCM dell’11 giugno.
La situazione – prepariamoci – non migliorerà a settembre: molte aziende in difficoltà economica sceglieranno di tagliare i costi connessi a servizi come questo. Ulteriormente penalizzate saranno le Scuole che si occupano di turismo linguistico, dato il crollo del turismo internazionale.
Attendiamo risposte, a tutti i livelli.

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