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Tag: DAD

Caos DAD? Ecco che cosa si può fare fin da subito

I Moderati propongono alla Giunta Regionale quattro misure – semplici e immediatamente applicabili – per rendere la vita più facile a studenti, famiglie e alle stesse scuole.

Le suggerisce il buonsenso, le chiedono le famiglie: i Moderati propongono, accogliendo le osservazioni pervenute dai cittadini, alcune intuitive misure relative a DAD e quarantena per rendere meno complessa la situazione e l’organizzazione della quotidianità per mamme, papà, studenti, dirigenti scolastici e insegnanti sul territorio piemontese.

Chiediamo, anzitutto, che il tampone negativo permetta sempre di evitare la quarantena per i bimbi della Primaria. Se è vero che la Circolare Regionale del 20 gennaio permette di effettuare i tamponi T0 e T5 anche presso centri privati (per esempio, farmacie), è anche vero che una nota dell’ASL pubblicata il giorno dopo impone la quarantena automatica per i bambini della Primaria entrati in contatto con un soggetto positivo, senza possibilità di effettuare il tampone. Dovremmo far sempre prevalere il criterio della Circolare.

Chiediamo quindi il rispetto senza eccezioni di quanto previsto dal Decreto Ministeriale dello scorso 20 dicembre e confermato dalla Circolare Regionale: i bambini vaccinati o guariti da meno di 120 giorni possono interrompere la quarantena. Attualmente, però, una nota dell’ASL ha previsto che un bambino appena vaccinato o guarito dal Covid sia equiparato a un bambino non vaccinato, dovendo essere nuovamente sottoposto a quarantena in caso di contatto con un positivo.

Chiediamo, ancora, che siano sempre cinque (e non dieci) i giorni di quarantena per i ragazzi vaccinati da più di 120 giorni. Per quanto riguarda la Scuola Secondaria di Primo Grado, in caso di contatto con un positivo, i ragazzi vaccinati da più di 120 giorni devono generalmente osservare 5 giorni di quarantena prima di “liberarsi” con un tampone negativo: ci sono tuttavia scuole che chiedono una quarantena di 10 giorni prima del tampone. Anche qui, si uniformi dove possibile la prassi al primo criterio.

Chiediamo, infine, un regime di semplice sorveglianza (non di quarantena) per gli alunni vaccinati e guariti: la differenza è minima, ma potrebbe fare la differenza per molte famiglie, garantendo agli alunni vaccinati o guariti dal Covid di seguire le lezioni in DAD da ambienti diversi da casa propria (per esempio, l’ufficio dei genitori o la casa dei nonni), naturalmente con mascherina FFP2 e rispettando la distanza interpersonale.

L’atto di fiducia e di responsabilità dei genitori che decidono di vaccinare i propri figli sia in qualche modo riconosciuto. Penalizzare gli studenti vaccinati quanto quelli non vaccinati è una politica perdente, che oltre tutto rischia di frenare la stessa campagna vaccinale nelle fasce più giovani. Non è concepibile né accettabile che siano famiglie e scuole a pagare il conto della difficoltà delle ASL di effettuare tamponi in numero sufficiente.

DAD, quarantene e quarta ondata: Giunta priva del coraggio di fare politica

Responsabilità e disagi scaricati sulle famiglie.

Il Sistema Sanitario Regionale piemontese, non essendosi dimostrato in grado di dare risposte all’altezza neppure in questa quarta ondata pandemica, da settimane prova a scaricare responsabilità e disagi su Dirigenti Scolastici, allievi e famiglie.

Non ha senso costringere alla didattica a distanza bambini vaccinati e negativi, dunque non contagiosi: la Regione abbia il coraggio di fare politica e si prenda le responsabilità che il principio dell’autonomia, tante volte chiamato in causa dalle forze politiche alla guida della Regione, consente e permette, introducendo un’interpretazione meno restrittiva di una norma che sta penalizzando le famiglie in misura enorme.

Famiglie che, peraltro, sono danneggiate anche dalle due settimane di didattica a distanza imposte al primo positivo per la Scuola Primaria e in alcuni casi, come da plurime segnalazioni che ci stanno pervenendo, anche per la Secondaria. Le famiglie hanno da tempo esaurito ferie e permessi: è necessario alleggerire la pressione sulle mamme e sui papà piemontesi; i danni che due anni di DAD a singhiozzo potranno comportare sulla salute psicofisica dei ragazzi rischiano di essere gravi e questo è un altro elemento da considerare.

L’incapacità di garantire un numero adeguato di tamponi è la causa principale delle attuali criticità: i fatti dimostrano che la gestione attuale, che potremmo definire a macchia di leopardo, non sta funzionando. La Giunta si scuota dal proprio torpore.

DAD, la Regione sta scaricando sui Presidi tutta la responsabilità

L’incapacità di garantire un numero adeguato di tamponi fa sì che vi siano classi della Scuola Secondaria che attivano la didattica a distanza con un solo positivo. La gestione attuale, che potremmo definire a macchia di leopardo, non sta funzionando: quanto dovremo ancora aspettare per vedere una gestione comune e funzionale? La Giunta si scuota dal suo immobilismo.

Attività scolastica in piena quarta ondata pandemica: anche a seguito della Commissione e delle audizioni di questa mattina in Consiglio Regionale del Piemonte, che la gestione a macchia di leopardo sia deficitaria è sempre più evidente. Servirebbe invece una gestione comune, come abbiamo avuto modo di ribadire a verbale, ma siamo attualmente ben distanti dal vederne una. La Giunta faccia la propria parte per evitare ulteriori disagi e danni ad allievi, famiglie e personale scolastico. La gestione da parte dell’Assessorato è a oggi totalmente inefficiente: ma non abbiamo sentito mezza parola su come la Giunta intenda cambiare la situazione. Lasciare ai Presidi tutta la responsabilità di scegliere se attivare la DAD è iniquo e non consente una regia organica sul territorio. Che gli studenti finiscano in DAD perché la Regione non è in grado di garantire un numero adeguato di tamponi è inaccettabile.

L’attivazione della didattica a distanza anche senza il raggiungimento del numero minimo di alunni positivi indicato dalle normative nazionali è una possibilità garantita: se diventa la norma, tuttavia, non può che rappresentare un’implicita ammissione di non essere in grado, da parte del Sistema Sanitario Regionale, di assorbire la richiesta di tamponi che la quarta ondata, da più parti prevista, ha inevitabilmente portato con sé. La soluzione al problema non può essere il caricare i dirigenti scolastici di nuove responsabilità, il privare gli studenti delle lezioni in presenza e il gravare le famiglie di ulteriori difficoltà nell’organizzazione della propria vita quotidiana.

Da indicazioni ministeriali, presso le Scuole Secondarie di Primo e di Secondo Grado al primo positivo è prevista come prassi usuale l’effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare per la rilevazione dell’antigene SarsCov-2 alla prima comparsa dei sintomi e, se ancora sintomatici, al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto (Circolare del Ministero della Salute 0060136 del 30/12/2021). La DAD per tutti si attiva al terzo positivo.

Scuola Secondaria, classi in DAD con un solo contagiato

Diverse segnalazioni giunteci in merito: vi sono ASL, vedi la ASL TO3, che interpretano in senso restrittivo la normativa nazionale (DAD al terzo contagiato), chiedendo ai dirigenti di attivare la didattica a distanza al primo positivo. Ancorché consentite dalla circolare regionale, iniziative di questo tipo da parte delle ASL mettono in difficoltà i dirigenti, gli studenti e le famiglie. Verificheremo se anche altre Aziende si stiano muovendo in questa stessa direzione. Che la quarta ondata, prevista da tutti, avrebbe comportato un picco nella richiesta di tamponi era ovvio e ci chiediamo come sia stato possibile farsi prendere alla sprovvista. Una tale prassi sarebbe un’ammissione di fallimento: ci auguriamo un cambio di rotta.

La ASL TO3 ha scelto – ci riferiscono alcune segnalazioni – di interpretare in senso restrittivo la normativa nazionale, chiedendo ad alcuni dirigenti scolastici del proprio territorio di attivare la didattica a distanza già al primo, e non al terzo, studente positivo al COVID-19 in ogni classe. Una possibilità che è sì consentita dalla Regione Piemonte, come specificato nella circolare della Direzione Sanità e Welfare sulle “Nuove modalità di gestione dei casi di positività”, ma che di per sé rappresenta un’implicita ammissione di non essere in grado, da parte del Sistema Sanitario Regionale, di assorbire la richiesta di tamponi che la quarta ondata, da più parti prevista, ha inevitabilmente portato con sé. La soluzione al problema non può essere il caricare i dirigenti scolastici di nuove responsabilità, il privare gli studenti delle lezioni in presenza e il gravare le famiglie di ulteriori difficoltà nell’organizzazione della propria vita quotidiana.

Da indicazioni ministeriali, presso le Scuole Secondarie di Primo e di Secondo Grado al primo positivo è prevista come prassi usuale l’effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare per la rilevazione dell’antigene SarsCov-2 alla prima comparsa dei sintomi e, se ancora sintomatici, al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto (Circolare del Ministero della Salute 0060136 del 30/12/2021).

Ci auguriamo che la ASL TO3 (ed eventuali altre sul territorio piemontese) torni sui propri passi, non abdicando al proprio ruolo nei confronti dei cittadini e delle Scuole.

A settembre la scuola sia in presenza, tutta e da subito

Condivido le preoccupazioni, già espresse dal Comitato “A Scuola!”, per i primi impliciti riferimenti all’ipotesi di un inizio in regime di Didattica a Distanza del nuovo anno scolastico per quanto riguarda le Scuola Secondaria di Secondo Grado. Ci auguriamo sinceramente che una tale prospettiva, fatto salvo lo scrupoloso rispetto di tutte le misure di sicurezza e al netto della necessaria valutazione delle condizioni epidemiologiche del momento, sia scongiurata.

Una scuola in presenza è un diritto ed è il primo interesse degli studenti. Le prove Invalsi certificano, dal punto di vista dell’apprendimento, gli effetti negativi della DAD. La didattica a distanza è una soluzione di emergenza: non può diventare la nuova “normalità” di una scuola da romanzo distopico, che separa le persone e aumenta le distanze tra chi ha maggiore e minore disponibilità di mezzi, tecnologici o economici che siano. L’istruzione e la formazione passano anche attraverso l’interazione interpersonale in presenza. Gli psicologi mettono esplicitamente in guardia contro il disagio psicofisico sempre più diffuso tra i ragazzi e sulle conseguenze della DAD sul medio-lungo periodo: non vogliamo trovarci, in un futuro prossimo, a gestire le conseguenze di questo presente. C’è inoltre la necessità di alleggerire la pressione sulle famiglie, per mesi alle prese con un quadro drammatico fatto di continue incertezze, di alternanza tra aperture e chiusure, di difficoltà di conciliare famiglia e lavoro.