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Tag: Comune di Torino

Disabilità, e fu così che anche il bando per il servizio comunale di trasporto in presidi diurni andò deserto… Lunedì le mie domande alla Giunta

Si discute dopodomani in Consiglio Comunale la mia interpellanza sul tema: focus sulle intenzioni dell’Amministrazione (in una situazione analoga, nel 2019 si scelse, allora per il servizio di trasporto scolastico per persone con disabilità, la procedura negoziata: e oggi?) e punto della situazione sui pagamenti ai dipendenti della ditta Tundo, con ipotesi di attivazione dell’Articolo 30. La situazione mi preoccupa da diversi punti di vista. Qual è, alla luce dei fatti, la nostra reale capacità di scrivere bandi di gara appetibili per il mercato? Serve un nuovo modello in grado di coinvolgere Associazioni e famiglie.

Gara deserta: questo l’esito della procedura aperta per l’affidamento del servizio di trasporto in presidi diurni per persone con disabilità. In altre parole: nessun operatore ha inteso presentare la propria offerta. Un film già visto: la stessa situazione si verificò a fine 2018 relativamente al bando di gara sul servizio di trasporto scolastico. Allora la situazione fu risolta ricorrendo alla procedura negoziata e al nuovo affidamento del servizio alla precedente assegnataria Tundo: e quest’anno?

Errare è umano, ma noi stiamo perseverando: comincio a chiedermi se il Comune abbia le competenze tecniche e la capacità di realizzare gare appetibili per il mercato, dal momento che continua a capitare sempre la stessa cosa. Studiando le gare e i bandi di altre Città, non abbiamo riscontrato situazioni simili. Ribadiamo che il modello è totalmente da cambiare e che occorre pensare a un nuovo format con il coinvolgimento di Associazioni e famiglie.

Con la mia interpellanza intendo fare luce sulle intenzioni dell’Amministrazione. Impedire effetti negativi sul servizio e sugli utenti finali è l’assoluta priorità. Di pari urgenza e fonte di pari preoccupazione è la situazione dei dipendenti: le mensilità di ottobre sono state corrisposte oltre il 20 novembre, si segnalano ritardi e mancati pagamenti e intendo capire esattamente a che punto siamo anche su questo fronte.  

Lunedì chiederò alla Giunta in quale modo intenda procedere per l’affidamento del servizio centri diurni per persone con disabilità e se l’Amministrazione stia già portando avanti gli atti propedeutici all’attivazione della procedura ex Articolo 30.

Anche i percettori di pieno Reddito di Cittadinanza, insieme ai condannati per reati stradali, a fare assistenza ai pedoni

Positivo l’accordo tra Comune e Associazioni Familiari: ora chi ha subito una condanna per reati stradali svolgerà attività di assistenza ai pedoni. I Moderati ribadiscono la loro richiesta: si impieghino per la stessa funzione anche i percettori di RdC di fronte a scuole, centri anziani e altri contesti cittadini presso i quali ve ne sia necessità.

Chi ha subito una condanna per reati stradali farà assistenza ai pedoni: bene. Accogliamo positivamente l’accordo tra Comune e Associazioni Familiari. C’è un forte bisogno di figure di questo tipo davanti alle scuole della città, presso i centri anziani e in tutti quei contesti urbani presso i quali ve ne sia necessità. Rilanciamo, come Moderati, la nostra richiesta: per garantire la sicurezza dei bimbi che entrano ed escono da scuola, facciamo affidamento sui tantissimi torinesi che percepiscono il pieno Reddito di Cittadinanza, garantendo loro tutte le condizioni anche assicurative per farlo. Ci sono scuole presso le quali l’introduzione di segnaletica non ha fatto la differenza, tanto che le indicazioni sono spesso di fatto ignorate dagli automobilisti. Mi riferisco, per esempio, alla Scuola Lessona e ad altri istituti cittadini. Sono quasi 40mila i beneficiari di Reddito di Cittadinanza a Torino e provincia. Molti risiedono nel capoluogo, che si colloca ai piani alti a livello nazionale di questa speciale classifica. 

La mia richiesta in Comune: proroga per la card Pass60, di fatto inutilizzata nell’anno del COVID

Con un Ordine del Giorno in Sala Rossa, chiedo l’estensione delle agevolazioni per recuperare un anno di fatto perso: la tessera è il dono della Città ai torinesi che compiono 60 anni durante l’anno solare e garantisce accesso gratuito (o quasi) a varie opportunità culturali e sportive.

Un piccolo ma importante segnale: estendere anche al 2021 la validità della tessera Pass60 ai torinesi che non hanno potuto sfruttarla in questo 2020, avendola ricevuta quale dono per il proprio sessantesimo compleanno. Questa è la mia richiesta in Consiglio Comunale, con un Ordine del Giorno appena presentato. Come Moderati riteniamo importante che la Città di Torino dia un segnale con un forte contenuto simbolico: negli ultimi undici mesi di pandemia, la possibilità di visitare mostre e musei, di assistere a concerti e di partecipare ad attività sportive è stata, per lunghi periodi, negata per ragioni di forza maggiore. Chiederemo pertanto di estendere il periodo di fruizione della card al nuovo anno per i neo sessantenni aventi diritto. Siamo convinti che così si possa non solo comunicare un messaggio positivo, ma anche restituire a tanti torinesi la possibilità di non perdere utili opportunità culturali.

Tragedia al Valentino: nei nostri parchi la mancanza di sicurezza è un problema grave

Tema portato all’onore delle cronache dalla drammatica scomparsa dell’Avvocato Luca Zambelli, ma casi di difficoltà a procedere per i mezzi di soccorso a causa dei dissuasori si sono già verificati in un passato anche recente (due volte per esempio la scorsa estate): ho appena presentato un’interpellanza, in Consiglio Comunale, per chiedere più attenzione all’accessibilità, alla videosorveglianza, alla disponibilità di defibrillatori e di postazioni SOS presso le aree verdi di Torino.

Che i mezzi di soccorso non siano stati in grado di raggiungere, al Valentino, un cittadino colto da malore è un fatto gravissimo: è quanto successo nella mattina di domenica scorsa, per la mancata apertura di uno dei varchi elettronici. L’episodio ha avuto esito drammatico, con la morte di Luca Zambelli, avvocato. Non è la prima volta che, nell’urgenza di sbloccare i varchi, nessuno risponda alle chiamate dei soccorritori: a mia conoscenza, due casi si sono verificati solo nel corso dell’estate scorsa.

Il tema della sicurezza dei nostri parchi emerge in tutta la sua urgenza. Ho appena presentato un’interpellanza in Consiglio Comunale per chiedere dati puntuali sullo stato attuale della videosorveglianza presso i maggiori parchi cittadini, sulla disponibilità di punti di soccorso dotati di defibrillatori e postazioni per la chiamata dei soccorsi. Urge inoltre una mappatura delle barriere, artificiali e non, che potrebbero ostacolare l’arrivo dei mezzi di soccorso. Chiederò infine chi e come possa azionare, in caso di necessità imminente, i pilomat e le altre barriere mobili all’ingresso dei parchi cittadini.

Torno, con questo atto, a occuparmi di sicurezza nei parchi cittadini, dopo una prima interpellanza discussa ad aprile 2017. Secondo le ricostruzioni giornalistiche della vicenda, i mezzi di soccorso si sarebbero trovati nell’impossibilità di accedere al parco a causa dei dissuasori mobili attivi. I primi soccorritori avrebbero vanamente cercato nel parco una postazione di soccorso dotata di defibrillatore. L’avvocato Zambelli è stato colto da infarto mentre svolgeva attività motoria.

Case ATC occupate: da Regione e Comune parole tante, fatti pochi

Nel giorno del roboante annuncio dell’Assessore Caucino (“Casa, prima i piemontesi”), la risposta dell’Assessore Schellino in Consiglio Comunale alla mia interpellanza su via Bologna 267 è ancora una volta desolante: scarsa la nostra capacità di prevenire il fenomeno delle occupazioni abusive, così come di contrastarlo. Sono preoccupato in vista della devastante crisi economica che seguirà la pandemia.

Da un paio di giorni i camper e i furgoni che da mesi costituiscono un accampamento improvvisato al civico 267 di via Bologna sono “magicamente” spariti, ma il problema persiste: resta la paura dei residenti, insultati e intimiditi, restano i furti nelle cantine, restano gli appartamenti occupati, restano gli spazi comuni utilizzati talvolta addirittura come luogo di lavoro (qualcuno ha allestito una sorta di officina a cielo aperto). A poche ore dalle roboanti dichiarazioni dell’Assessore Regionale Caucino, che definisce “quasi pronta” la nuova legge regionale sulla casa che garantirà un alloggio “prima ai piemontesi“, l’Assessore Schellino, in Comune, risponde con le solite formule trite e ritrite ai miei quesiti: “non risultano situazioni di particolare degrado“, “abbiamo invitato le persone a comportamenti più consoni“, “stiamo portando avanti azioni di mediazione“.

Nulla di nuovo neanche sul fronte dell’abbandono scolastico, con il solito ricorso alla scusa della pandemia per “giustificare” la mancata presenza a lezione da parte dei minori tenuti a frequentare la scuola dell’obbligo. Fatto, quest’ultimo, particolarmente preoccupante, dal momento che soltanto la scuola può garantire gli strumenti necessari a diventare adulti e cittadini consapevoli e liberi.

Quella delle occupazioni abusive di alloggi ATC resta un’emergenza non risolta (siamo ora a quota 159, 68 casi in più da marzo in avanti) e si conferma scarsa la nostra capacità di intervenire una volta che un’unità abitativa è stata occupata. Il dato è preoccupante in assoluto e in vista della gravissima crisi economica che durerà ben oltre la fine della pandemia: di fronte a tutto questo, per ora, da Regione e Comune arrivano più parole che fatti.

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