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STATO DELL’ARTE SUI TITOLI DI STUDIO DEI DIRIGENTI

Il sottoscritto Consigliere Comunale,

PREMESSO CHE
– il possesso del titolo di laurea configura ex art.28 d.lgs 165/2001 un requisito essenziale per ricoprire incarichi dirigenziali all’interno della Pubblica Amministrazione;


– ripetutamente la Corte dei Conti con le sue sezioni di controllo e perfino la Corte Costituzionale hanno affermato l’essenzialità del possesso del titolo di studio della laurea per poter essere nominati dirigenti nelle Amministrazioni Pubbliche. A tale proposito esemplificativa è stata una pronuncia della sezione di controllo per il Veneto che lo ha definito “requisito culturale necessario per accedere alla qualifica dirigenziale (di prima o di seconda fascia). Tale assunto trova conferma nel quadro normativo di riferimento, da cui risulta che anche in ambito locale deve trovare applicazione la disciplina dei requisiti per l’accesso alla dirigenza pubblica prevista dal codice del pubblico impiego (art. 28, d.lgs. 165/2001)”;
– dello stesso indirizzo anche la sezione di controllo per la Lombardia che con delibera n. 1001 del 2009 ha rilevato come, ai fini dell’ottenimento della qualifica dirigenziale, sia necessaria la compresenza del requisito della laurea e quello dell’esperienza lavorativa di cui all’art. 19 co.6 d.lgs. 265/2001, anche con riferimento ai soggetti estranei già in possesso di qualifica dirigenziale;
– a seguito del d.lgs. 150/2009, c.d. “decreto Brunetta” sono state introdotte con l’art. 19 delle modifiche significative nella disciplina del pubblico impiego, in particolare con riferimento ai c.d. “incarichi esterni” ex art. 110 del d.lgs. n. 267/2000;
– tuttavia, sul punto in questione tale decreto nulla ha innovato, come espressamente confermato sia dalla Corte dei Conti sezione di controllo per il Veneto (23/12/2010 n.275), la quale ha precisato, a scanso di ogni equivoco, come il requisito sovraemarginato sussistesse ancora prima della riforma di cui al d.lgs. 150/2009, sia anche recentemente dalla Corte dei Conti, sezione regionale di controllo della Lombardia. Quest’ultima nell’adunanza plenaria del 4/7/2011, rispondendo al Sindaco di Milano che in sostanza domanda “se possano essere nominati dirigenti esterni a tempo determinato privi di laurea, ma in possesso di una particolare specializzazione professionale, culturale e/o scientifica desumibile da concrete e qualificate esperienze di lavoro”, ha affermato che: “a) anche in base alla formulazione dell’art. 19 comma 6 del d.lgs 30/3/2001 n. 165 il requisito del diploma di laurea è necessario per il conferimento di un incarico dirigenziale negli enti locali; b) necessità della compresenza di entrambi i presupposti, titolo di laurea ed esperienza lavorativa, affinchè possano essere conferiti gli incarichi in questione”.

CONSIDERATO CHE
– è da ritenersi principio condiviso che le amministrazioni locali non possano attribuire incarichi dirigenziali anche a non laureati;
– tuttavia risulta che siano stati conferiti incarichi dirigenziali a soggetti privi del titolo di laurea;
– si sono verificati casi analoghi presso altre amministrazioni comunali che sono state chiamate a rispondere per danno erariale;
– atteggiamenti del genere denotano un atteggiamento di non curanza per l’interesse pubblico e la spesa pubblica.

INTERROGA
il Sindaco e l’assessore competente per:
– avere un elenco dei soggetti che ricoprono cariche dirigenziali in assenza del requisito del titolo di laurea e tra questi indicare quanti sono stati assunti con contratto esterno; in caso di risposta affermativa, chiarire quali funzioni espletano, ed in forza di quali norme;
– sapere se sono aperte procedure presso la Corte dei Conti, e in caso di risposta affermativa nei confronti di quante persone;
– sapere, nell’ipotesi di soccombenza, chi dovrà pagare il danno erariale e, se possibile, a quanto è stimato l’ammontare dello stesso.

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