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La crisi delle Scuole di Lingue si abbatte su 1.200 famiglie piemontesi

“Consentiteci di riaprire, oppure garantiteci i ristori”: faccio mio il grido di aiuto delle ottanta realtà sul nostro territorio, che danno lavoro a 1.200 persone. Oltre la metà degli istituti rischia di non riaprire: il danno sarebbe enorme. Dopo aver ottenuto il riconoscimento del bonus lo scorso maggio, tornerò a chiedere sostegno per il settore in Consiglio Regionale.

Scuole di Lingue, è sempre più crisi: faccio mia la preoccupazione di un settore che, nella nostra regione, dà lavoro a 1.200 persone. Fatturati e ricavi a picco, dalle Istituzioni nessun aiuto: ecco riassunta in poche parole la situazione di realtà nuovamente costrette alla chiusura a partire dallo scorso novembre e chissà per quanto. Queste realtà non chiedono altro che poter tornare a lavorare oppure di ricevere ristori adeguati e certi. Peccato che il codice ATECO 855930 sia stato escluso dai ristori. Gli effetti della crisi sono ben riassunti nei dati di un recente sondaggio: per più di una scuola su due, arrivare “in piedi” al prossimo anno sarà molto difficile e oltre una su cinque avrà bisogno di almeno un anno per riprendersi dalla batosta della crisi. Pochissimi i nuovi clienti, molti, di contro, i contratti non rinnovati. Ricorrere alla didattica a distanza? Difficile, non solo perché non adatta al target di riferimento, ma anche perché sempre più persone la guardano con diffidenza. Tornerò a farmi sentire in Consiglio Regionale, chiedendo alla Giunta Cirio un atto di coraggio e di giustizia nei confronti di 1.200 famiglie piemontesi, dopo aver ottenuto, lo scorso maggio, il riconoscimento di un bonus a fondo perduto pari a mille euro per questo settore.  

Covid-19, Regione Piemonte, ristori, Scuole di Lingue

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