INTERPELLANZA – Terzo Settore e Covid; poi ci sarebbe anche il Comune…

PREMESSO CHE

  • uno dei primi aspetti individuati sin dalla prime settimane della crisi è stato che la chiusura delle varie attività (quali, ad esempio, i servizi diurni per minori, per persone con disabilità, per anziani e le attività aggregative o sportive delle associazioni) al fine di prevenire la diffusione del contagio ha determinato conseguenze economiche distruttive per il Terzo Settore e le Associazioni di volontariato, così come per le imprese;
  • la crisi epidemiologica in corso, incidendo specificamente sulla possibilità di instaurare relazioni, va a colpire direttamente, oggi e per lungo tempo, l’aspetto centrale e qualificante dell’azione del Terzo Settore e delle Associazioni di volontariato e rende quanto mai necessario un intervento specifico per evitare l’estinzione di tante realtà preziose per la nostra Città e, con uno sguardo più generale, per il nostro Paese;
  • un altro aspetto, emerso nel corso della gestione dell’emergenza, è costituito da una certa trascuratezza istituzionale rispetto al Terzo Settore e alle Associazioni di volontariato: all’enfasi sull’eroismo degli operatori sanitari non è corrisposto, nella narrazione di questa difficile fase, un uguale riconoscimento per chi – spesso operatore di Terzo Settore o di Associazione di volontariato – si è trovato da solo ad affrontare i luoghi più critici della crisi, come le strutture residenziali per anziani, e che pertanto ha dovuto procedere senza strumenti e supporti;

RILEVATO CHE

  • il decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020 (cd decreto “Cura Italia”) incide, seppure parzialmente, almeno su due fronti;
  • la continuità dei servizi (articolo 48) introduce un principio importante e condivisibile al fine di “preservare l’infrastruttura sociale del Paese”, quello cioè di non smobilitare (e far fallire) gli Enti del Terzo settore e le Associazioni di volontariato i cui servizi sono stati chiusi, prevedendo che gli Enti pubblici possano continuare a corrispondere il dovuto – comunque già a bilancio – potendo al tempo stesso chiedere ai soggetti del Terzo settore e alle Associazioni di volontariato di riorganizzare il proprio servizio così da renderlo compatibile con le misure di prevenzione del contagio (ad esempio trasformando un centro diurno in un servizio domiciliare). Questa previsione ha dato luogo a diverse positive applicazioni locali ma ha dimostrato anche i propri limiti: essendo un meccanismo facoltativo, molti Comuni, stretti da necessità finanziarie impellenti, preferiscono dirottare le risorse destinate a questi servizi su altri capitoli; inoltre, spesso la prospettiva di riorganizzare i servizi in forma diversa e compatibile con la limitazione del contagio si è scontrata con l’assenza di dispositivi di protezione diventati introvabili;
  • le misure di sostegno: nel decreto “Cura Italia” non sono previste in specifico per il Terzo Settore e le Associazioni di volontariato, ma per la generalità delle imprese, quindi mal si adattano o esplicitamente escludono tutto il Terzo Settore non imprenditoriale e quindi le Associazioni di promozione sociale e il volontariato anch’esse obbligate a sostenere i costi fissi (sedi, ammortamenti, leasing, utenze) non potendo contare su nessun introito. Rimane comunque positiva la possibilità generalizzata di accedere agli ammortizzatori sociali per i lavoratori, aspetto importantissimo per evitare la caduta in povertà delle persone anche se non sufficiente a garantire la continuità delle organizzazioni;
  • il decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 (cd decreto “Rilancio”) ha dedicato numerosi interventi per il Terzo settore e le Associazioni di volontariato: a titolo puramente esemplificativo, si ricorda il credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, l’incremento del fondo Terzo Settore, il sostegno per il Terzo Settore nelle Regioni meridionali, il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, per la sanificazione e l’acquisto di DPI, il potenziamento dei presidi sanitari;

EVIDENZIATO CHE

  • durante il periodo di emergenza sanitaria tuttora in corso le realtà del Terzo Settore e le Associazioni di volontariato hanno profuso un impegno encomiabile ed esemplare, dimostrandosi molto attive per realizzare azioni utili e concrete per fronteggiare la crisi  (preparazione e distribuzione di cibo, offerta di conforto per le persone sole), cercando di rispondere ai bisogni dei più deboli e delle persone in difficoltà ma, allo stesso tempo, quello del Terzo Settore e delle Associazioni di volontariato è stato uno dei settori più colpiti sul piano economico poichè molti dei servizi erogati, in particolare quelli alla persona, hanno subito arresti e rimodulazioni radicali, comportando perdita di introiti ed aumento dei costi;

CONSIDERATO CHE

  • con l’avvio della “fase della ripartenza”, volgendo lo sguardo al futuro prossimo, vi saranno molte persone prive di lavoro che avranno bisogno di un reddito ma anche di ricostruire un ruolo sociale: è necessario immaginare che il Terzo Settore e le Associazioni di volontariato possano, insieme alle Amministrazioni locali, animare una stagione di impegno diffuso, di operosità organizzata in cui i “destinatari di interventi” diventino invece protagonisti di centinaia di progetti di rilancio a livello territoriale;
  • riflettendo su “quale contributo” possano dare le Associazioni di volontariato, se ne possono indicare almeno quattro: 1) l’apparato di conoscenze e informazioni di prima mano che solo chi opera sul territorio e per il territorio è in grado di fornire; 2) l’assolvimento di mansioni come il rilevamento della temperatura corporea e il trasporto degli ammalati; 3) la predisposizione di vere e proprie azioni di pedagogia sanitaria e di educazione alla responsabilità intesa non tanto come imputabilità, quanto piuttosto come farsi carico del peso delle cose, del prendersi cura dell’altro; 4) la fornitura di tutti i servizi a favore delle fragilità sociali, degli anziani, degli ammalati, delle persone sole e delle persone con disabilità;
  • è fondamentale è ineludibile che anche il Comune contribuisca alla “sopravvivenza” degli attori del Terzo settore e delle Associazioni di volontariato utilizzando le leve a propria disposizione e di propria diretta e immediata competenza;

INTERPELLA

Il Sindaco e l’Assessore competente per sapere:

  1. quante siano le realtà del Terzo Settore e le Associazioni di volontariato operanti in città e che occupano strutture/spazi/immobili di proprietà comunale;
  2. quale sia l’importo incassato dalla Città (e dalle Circoscrizioni) nell’annualità 2019 derivante dai canoni per l’occupazione/utilizzo delle strutture/spazi/immobili di proprietà della Città/Circoscrizioni;
  3. quale sia l’importo dei tributi locali incassati dalla Città nell’annualità 2019 derivante dall’utilizzo delle strutture/spazi/immobili in regime di convenzione da parte di realtà del Terzo Settore e Associazioni di volontariato;
  4. quali siano le azioni studiate e realizzate dall’Amministrazione per attenuare l’impatto della crisi sia sanitaria sia economica sulle realtà del Terzo Settore e sulle Associazioni di volontariato operanti nel tessuto sociale cittadino;
  5. se l’Amministrazione sia intenzionata a riconsiderare (azzerandoli, riducendoli o almeno prorogandone i termini di scadenza) gli importi dei canoni di locazione/concessione per le strutture del Comune o delle Circoscrizioni affidate a realtà del Terzo Settore e alle Associazioni di volontariato;
  6. se l’Amministrazione sia intenzionata a ridurre o azzerare gli importi dei tributi di propria competenza per l’annualità in corso per le strutture/spazi/immobili utilizzati dalle realtà del Terzo settore e dalle Associazioni di volontariato;
  7. se, a fronte dell’impossibilità di ridurre gli importi delle convenzioni o di rinviarne il versamento e di annullare o posporre i versamenti dei tributi, l’Amministrazione intenda considerare l’opportunità di prorogare il termine di scadenza delle convenzioni in essere.

Silvio Magliano

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