Armida e non solo: basta finzioni giuridiche

La Città di Torino smetta di mettere a bando strutture non completamente accatastate (con responsabilità totale, in caso di incidenti, per il concessionario). È grave che questa situazione vada avanti da decenni. È altrettanto grave la mancanza di comunicazione, candidamente ammessa a verbale, tra Giunta e Uffici. Per la rinascita del Valentino serve un piano d’ambito complessivo e organico. Le Istituzioni siano le prime a rispettare le regole.

Non è accettabile che la Città metta a bando strutture per le quali le planimetrie conservate a catasto sono parziali o incomplete. È un andazzo che prosegue, è vero, da vent’anni almeno, ma quanto sta succedendo a proposito del Circolo Armida (viale Virgilio 45, Torino) ha elementi peculiari di gravità.
Giunta e Uffici ammettono, esplicitamente e a verbale, di non essersi parlati, di non essersi capiti. Che ci siano porzioni di circolo che a catasto non risultano è noto e verificabile con un semplice sopralluogo o anche solo osservando una fotografia: tutto emerge a occhio nudo. È ora di smettere di assegnare beni dei quali, palesemente, pezzi e porzioni risultano mancanti. In caso di qualsiasi evenienza, sarebbe dunque solamente il concessionario a doversi assumere l’intera responsabilità.
Basta finzioni giuridiche: ho chiesto di non liberare per la Sala Rossa la deliberazione relativa all’esternalizzazione del circolo remiero del Valentino.
Valentino a proposito del quale risulta oggi quanto mai necessario e urgente un ragionamento complessivo e un piano d’ambito organico: diversamente tutta la zona, nel cuore della città, resterà in mano all’abbandono e al degrado. Le Istituzioni devono essere le prime a rispettare le normative.

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