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I miei primi passi

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Sono nato a Torino, il 30 agosto 1980. Non era un giorno particolarmente caldo (18°, umidità dell’81%) per maggior gioia della mia mamma, già impegnata nel doloroso impegno di mettermi al mondo, e di tutti i torinesi.

È il mese triste della strage di Bologna, un crimine efferato e inutile come tutti i crimini ispirati dalla politica, orrenda pietra miliare del cammino in cui l’ideologia predomina sulla morale.

A Pechino, l’Assemblea del Popolo dichiara definitivamente conclusa l’era maoista: è bello affacciarsi al mondo con una ventata di cambiamento.

A Torino invece Diego Novelli era riconfermato a furor di popolo, de “La Stampa” e della Fiat, Sindaco con la sua Giunta di sinistra, come si diceva allora.

La mia famiglia è una classica famiglia torinese: infatti l’unico vero sabaudo era mio nonno Mario che – guarda caso – lavorava alla Iveco come operaio; mia nonna Rina (friulana) era casalinga e si occupava di tirare su mio papà Claudio e mia zia Germana.

I genitori di mia mamma Ada, invece, Santi e Sebastiana, sono messinesi: il nonno Santi faceva il poliziotto, nella scientifica. Insomma, un bel crogiolo: sono, si può dire, figlio, anzi nipote, delle due grandi migrazioni interne, dal sud e dal nordest.

Quando sono nato, abitavamo in via Nicola Porpora, in Barriera di Milano, una via in diagonale che, nella rigorosamente ortogonale Torino, è una vera rarità.

Nel 1982 ho soltanto due anni; non posso ancora capire esattamente che cosa significa, né ricordarlo, ma la Città in cui sono nato compie un atto che in seguito mi renderà orgoglioso, nei confronti di una personalità che mi ha sempre affascinato: il Comune di Torino, infatti, attribuisce la cittadinanza onoraria a Lech Wałesa, fondatore e presidente di Solidarność, il sindacato dei lavoratori del porto di Danzica, in Polonia.
E tutto grazie anche alla caparbietà di un giovane consigliere della DC , “un certo” Giampiero Leo, uno che negli anni ne ha fatte di cose per la città ed il Piemonte e che avrei incontrato tanti anni dopo. Passeranno ben 18 anni prima che, nell’ottobre del 2000, il presidente polacco possa ritirare direttamente a Torino il suo diploma di cittadinanza; a consegnarglielo è il Consigliere Mauro Battuello, manco a dirlo un altro dei miei amici. È incredibile pensare come il carattere e le convinzioni di certi uomini possano cambiare il corso della storia: da una parte Wałęsa e dall’altra un prete polacco dal cuore indomito, Karol Wojtyła, eletto al Soglio Pontificio quando ancora non ero nato, nel 1978, hanno mutato i destini dell’Europa e del Mondo.
Sono due figure che ho sempre ammirato e rispettato profondamente, non solo perché sono stati protagonisti della Storia durante i miei anni giovanili, segnando indelebilmente la mia formazione personale e culturale, ma perché hanno avuto la forza di lottare per i loro ideali.

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